E' stata fissata per il prossimo 27 aprile l'udienza preliminare, nell'aula bunker di Catanzaro, per le sessantaquattro persone coinvolte nell'inchiesta Crisalide che aveva portato prima a 52 fermi, considerati affiliati alla cosca 'ndranghetista "Cerra – Torcasio - Gualtieri" attiva nella piana di Lamezia, e in un secondo momento all’arresto di altre sette persone, ritenute coinvolte. Le persone fermate nel maggio scorso erano state ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico illecito di sostanze stupefacenti, possesso illegale di armi ed esplosivi, estorsione, danneggiamento aggravato, rapina. Accuse che vanno a confermarsi nell’avviso di conclusione indagini emesso a mesi di distanza.

Tra le persone coinvolte, l’ex vicepresidente del consiglio comunale lametino Giuseppe Paladino, suo padre Giovanni e Pasqualino Ruberto, ex consigliere comunale, già dimissionario dopo l’inchiesta “Robin Hood” che lo aveva visto coinvolto poco tempo prima. Proprio a loro veniva contestato il coinvolgimento nell’inchiesta per l’ipotesi di scambio politico-mafioso alle elezioni amministrative 2015 con il coinvolgimento della cosca “Cerra-Torcasio-Gualtieri”.

L'operazione, denominata "Crisalide", che aveva preso origine da un’indagine del Nucleo Investigativo di Catanzaro e della Compagnia di Lamezia Terme, ha permesso di documentare l’operatività della cosca dedita ad un controllo asfissiante del territorio mediante attività estorsive e danneggiamenti ai danni di imprenditori e commercianti ed allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Erano state ricostruite le intimidazioni che avevano interessato diverse attività commerciali a Lamezia, e tante erano state le intercettazioni: una in particolare, emersa nel corso della conferenza stampa, era stata commentata dal procuratore Giovanni Bombardieri, che aveva sottolineato la volontà della cosca di “creare un clima di paura, di terrore e di controllo del territorio”.