'Ndrangheta, dal controllo del pesce alle confische: la lunga parabola della cosca (NOMI)
Le attività investigative hanno portato nel tempo a numerosi colpi giudiziari

Il clan Muto, conosciuto come una delle consorterie storiche della ‘ndrangheta calabrese, affonda le sue radici a Cetraro, nel Cosentino, dove ha progressivamente consolidato un sistema di potere criminale fondato inizialmente sul controllo delle attività economiche locali, in particolare il settore ittico, da cui deriva il soprannome del suo storico esponente di vertice, Franco Muto, detto “il re del pesce”.
Nel corso dei decenni, l’organizzazione avrebbe ampliato il proprio raggio d’azione ben oltre la costa tirrenica, estendendo interessi illeciti al turismo e al traffico internazionale di stupefacenti, secondo quanto emerso da diverse inchieste antimafia. Tra gli episodi più gravi attribuiti al contesto criminale in cui si muove il clan, viene ricondotta anche la faida degli anni ’70 e ’80 che contrappose le cosche locali e che causò decine di vittime.
Le attività investigative hanno portato nel tempo a numerosi colpi giudiziari. In particolare, l’operazione “Frontiera” del 2016 segnò un duro intervento repressivo con decine di arresti e coinvolse anche lo stesso Franco Muto, poi condannato in via definitiva per associazione mafiosa.
Negli ultimi anni si registra anche un’evoluzione sul fronte della gestione dei beni confiscati: il Comune di Cetraro ha avviato le procedure per l’acquisizione di diversi terreni sottratti al clan, con l’obiettivo di destinarli a finalità pubbliche e restituirli alla collettività, nell’ambito di un percorso di riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.
