Il Tribunale di Vibo ha assolto Mario Franzè. Il pm aveva chiesto otto mesi di reclusione. Accolte le tesi difensive dell'avvocato Filippo Accorinti

Il Tribunale monocratico di Vibo ha assolto il pregiudicato Mario Franzè, originario di Fabrizia, ma residente a Lumezzane in provincia di Brescia. Nel corso della sua requisitoria il pm aveva chiesto la condanna ad 8 mesi di reclusione per il reato di contraffazione di un permesso provvisorio di guida nonché per quello in concorso formale di uso dello stesso atto falso.

L'accusa. La vicenda ebbe origine nel gennaio del 2015, allorquando Franzè era stato fermato dai carabinieri a bordo di una Mercedes coupè. A seguito dei controlli di rito i militari si accorgevano, in successive riprese e con la collaborazione dei carabinieri di Lumezzane e della Motorizzazione di Brescia, che il permesso del Franzè era falso, sicché procedevano al sequestro del veicolo, alla denuncia del soggetto ed all’avvio della prevista procedura amministrativa e sanzionatoria, poi completata dalla competente Prefettura con il ritiro della patente di guida, già precedentemente sospesa per guida in stato di ebbrezza.

Il processo. A dibattimento il Franzè, detenuto per altro nella casa circondariale di Cremona, è stato difeso dall’avvocato Filippo Accorinti. Dopo la requisitoria del pm e la discussione della difesa, il giudice ha assolto l’imputato per insufficienza di prove. La difesa forte di una complicata istruttoria documentale e valorizzando gli esiti delle trascrizioni delle deposizioni testimoniali è riuscita, infatti, a dimostrare che Franzè non solo non aveva concorso in alcun modo a formare l’atto falso, ma che, per di più, egli era stato vittima di una vera e propria truffa ad opera di un’agenzia di pratiche auto che gli aveva fornito il falso documento oggetto di indagine ed, in particolare, di un soggetto sul cui conto sono in corso accertamenti. L'imputato resta in carcere per altri reati.