Il Ministero della Giustizia ha disposto per Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”, il regime di 41 bis. Il provvedimento, collegato alla condanna definitiva nel processo “Rimpiazzo”, è stato adottato su richiesta della Dda di Catanzaro e si fonda sulla valutazione di un attuale rischio di collegamenti con l’organizzazione mafiosa. Non è un automatismo: la misura richiede un esame autonomo e rigoroso da parte dell’autorità ministeriale.

Negli atti giudiziari, il nome di Fiorillo compare spesso nei racconti dei collaboratori di giustizia, che lo hanno descritto come figura influente nella rete delinquenziale locale. Queste dichiarazioni, tuttavia, restano affermazioni da verificare nei vari processi e non equivalgono a verità processuali definitive.

La sua vicenda giudiziaria è articolata. Fiorillo è stato assolto per l’omicidio De Pietro e per altri episodi contestati in passato, mentre resta imputato – ma a piede libero – per i fatti di sangue oggetto dell’operazione “Portosalvo”, dopo che il Tribunale della Libertà ha annullato le misure cautelari. Sono tuttora pendenti anche accuse relative a tentati omicidi, che i giudici dovranno valutare nel merito.

Il suo nome è noto agli investigatori sin dal 2010, quando l’inchiesta “Il Crimine” ne tracciò i primi contorni giudiziari, sfociando in una condanna definitiva. Anni più tardi, Fiorillo era finito al centro della maxi-operazione “Rinascita-Scott”, da cui è però uscito completamente assolto in Appello. Proprio questa assoluzione distingue nettamente l’attuale provvedimento: il 41 bis scaturisce infatti esclusivamente dalla condanna definitiva maturata nel processo “Rimpiazzo”, oggi unico caposaldo certo del suo percorso giudiziario.