Riceviamo e pubblichiamo:

Nel cuore della provincia di Vibo Valentia esiste una struttura sanitaria d'eccellenza: l'RSA medicalizzata "Don Mottola" di Drapia, accreditata dalla Regione Calabria e dotata di servizi all'altezza delle necessità assistenziali più complesse. Eppure, paradossalmente, a un cittadino vibonese gravemente disabile, A.R., viene negata la possibilità di accedervi. A.R. è un paziente che, in seguito ad un grave evento traumatico, convive con importanti disabilità motorie e cognitive. È costretto su una sedia a rotelle o a letto, soffre di afasia e disfagia e viene nutrito esclusivamente tramite PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea), modalità che consente la somministrazione delle sue terapie salvavita. Il suo stato di salute richiede cure continue e altamente specialistiche, erogabili in strutture sanitarie adeguate. La sua lunga odissea è iniziata alla fine di dicembre 2024, mentre si trovava fuori regione. Dopo numerose difficoltà, A.R. è riuscito a rientrare in Calabria, dove è stato accolto dalla clinica riabilitativa Sant'Anna di Crotone. Dopo due mesi di ricovero, il centro ha dichiarato concluso il percorso riabilitativo per quanto di sua competenza, pur riconoscendo che il paziente non aveva riacquistato alcuna autonomia. Da lì il trasferimento. Ma non verso una struttura nella provincia di residenza, bensì ad oltre 150 chilometri di distanza, a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. Un viaggio non solo fisico, ma anche umano, che ha allontanato A.R. dalla sua famiglia, negandogli la possibilità di vivere il sostegno quotidiano dei propri cari, elemento fondamentale nel percorso di cura e nella qualità della vita. Le richieste presentate dai familiari al Distretto sanitario dell'ASP di Vibo Valentia sono rimaste inascoltate. Nonostante l'esistenza di una struttura qualificata nella stessa provincia, l'ASP ha scelto di sostenere economicamente una soluzione lontana, ignorando la possibilità di convenzionare l'RSA Don Mottola di Drapia. Una decisione che solleva interrogativi non solo sul piano sanitario, ma anche su quello umano e costituzionale. In un contesto in cui la sanità calabrese lotta quotidianamente per garantire servizi adeguati e vicini ai cittadini, storie come quella di A.R. pongono con forza una domanda: che fine ha fatto l'articolo 32 della Costituzione, che sancisce il diritto alla salute come fondamentale per ogni individuo?

Antonella Mignolo, Marika ed Elsa Russo