Questa mattina è stata aperta, in un’atmosfera di grande commozione e cordoglio, la camera ardente per le vittime del naufragio di domenica 26 Febbraio. Le 67 bare sono state disposte all’interno del PalaMilone, il palazzetto dello sport della città pitagorica. In centinaia si sono recati in loco per rendere loro omaggio: tra loro, oltre vari cittadini comuni, presenti tutti i 27 sindaci del Crotonese e gli amministratori locali. Tra le prime ad entrare, due signore crotonesi. “Speriamo sia l’ultima – dice tra le lacrime una di loro – dal governo devono vedere cosa fare”. “Siamo qui – ha aggiunto l’altra – perché è una tragedia immane che non può non colpirci. Siamo stati fortunati a nascere qui”.

Prima dell’apertura dei cancelli le autorità civili e militari hanno reso omaggio alle salme, mentre l’iman della moschea di Cutro, Mustafa Achik, e il vescovo di Crotone, Angelo Raffaele Panzetta hanno pregato insieme, inginocchiati davanti alle bare bianche dei bambini. Intanto, il Comitato 3 ottobre, organizzazione nata dopo la tragedia del 2013 di Lampedusa, impegnata da anni nell’identificazione delle vittime dei naufragi nel Mediterraneo, ha chiesto al capo dipartimento per le Libertà civili e immigrazione, al commissario straordinario per le persone scomparse e alla prefettura di Crotone di procedere all’identificazione delle vittime del naufragio avvenuto a Steccato di Cutro prima della loro inumazione. “E’ indispensabile – affermano – che prima della sepoltura vengano massimizzate le informazioni in previsione di una futura identificazione tramite “match” tra i dati post mortem e ante mortem. Chiediamo a tutte le autorità di applicare, in assenza di un protocollo specifico, il protocollo Dvi (DisasterVictimIdentification) di Interpol, che, prevede: rilievi fotografici, repertazione indumenti ed effetti personali ed esame autoptico e odontologico”. Il presidente del Comitato 3 ottobre, Tareke Brhane, ha poi aggiunto: “Anche le famiglie delle persone decedute o disperse dovrebbero essere considerate vittime dei medesimi naufragi e dovrebbero essere coinvolte il più possibile dalle autorità nel processo di identificazione e di inumazione. Non vorremmo che, anche in questo caso, queste persone rimanessero dei numeri e delle vittime senza nome.”