Emergenza sicurezza sui treni in Calabria: due aggressioni in un solo giorno
«Situazione esplosiva e intollerabile». Il sindacato chiede un tavolo di crisi urgente alle Prefetture e minaccia mobilitazioni
Non si ferma l'ondata di violenza ai danni del personale ferroviario in Calabria. Nella giornata di ieri si sono consumati altri due gravissimi episodi di aggressione, uno presso la stazione di Cosenza e l'altro a bordo del treno regionale 36099. Si tratta solo degli ultimi eventi di una lunga scia di sangue e tensioni che ha segnato tutto il 2024 e il 2025, rendendo ormai insostenibile il clima lavorativo sulle tratte regionali.
La FILT CGIL Calabria è intervenuta con una nota durissima, definendo la realtà attuale come "esplosiva". Il sindacato punta il dito contro l'assenza di misure di sicurezza adeguate in tratte ormai note per la loro criticità e stigmatizza il silenzio delle istituzioni dopo i solleciti inviati nelle scorse settimane.
«Ogni giorno il personale di front line rischia l'incolumità fisica e psicologica», denunciano i rappresentanti sindacali. «Il silenzio della Prefettura di Reggio Calabria, di Trenitalia e di FS Security alla nostra nota del 5 novembre è inaccettabile e mortifica la dignità dei lavoratori, esponendoli a rischi quotidiani concreti».
Secondo il sindacato, l’insicurezza non colpisce solo i dipendenti, ma degrada pesantemente anche l’esperienza dei viaggiatori, costretti a convivere con ritardi, interruzioni di servizio e un clima di costante tensione.
Per fermare questa escalation, la FILT CGIL chiede la convocazione immediata di un tavolo di crisi che coinvolga le prefetture interessate e i vertici societari. Quattro i punti fermi messi sul tavolo: Un piano straordinario di sicurezza su tutte le tratte a rischio; l'incremento del personale di FS Security a supporto dei capitreno; l'installazione di sistemi di videosorveglianza attiva sui convogli; un protocollo operativo chiaro per gestire i passeggeri violenti.
La sigla sindacale è stata chiara: in assenza di risposte tempestive, verranno attivate le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dal contratto nazionale, che potrebbero sfociare in vere e proprie forme di mobilitazione. «La misura è colma – conclude la nota – chi garantisce un servizio pubblico essenziale merita rispetto e tutele concrete».
