Comunità nel Vibonese in lutto, muore artigiano (NOME)
A Pizzo, nel Vibonese, se n’è andato con la stessa discrezione con cui ha sempre vissuto, mastro Rocco Lico, ultimo rappresentante di un mestiere antico: quello dello stagnino. La sua è stata una vita dedicata interamente al lavoro e alla famiglia, un’esistenza fatta di sacrifici silenziosi e dignità operosa, vissuta tra i banchi della bottega di famiglia e le strade dei paesi calabresi, dove portava la sua arte con passione e umiltà.
Fin da piccolo, in un’epoca in cui non esistevano asili, aveva imparato a conoscere il metallo, a modellarlo, a ripararlo, trasformando il mestiere in una forma di devozione. Ogni giornata iniziava all’alba, tra mercati e fiere della provincia, spesso affiancato dalla moglie Antonietta, compagna fedele in ogni passo di questo lungo cammino. Chilometri percorsi con un unico obiettivo: non far mai mancare nulla ai suoi cari.
La sua bottega, oggi chiusa, era più di un’officina: era un punto di riferimento, un angolo di storia che raccontava di mani esperte e di tempi che non torneranno. Mastro Rocco era anche questo: un esempio di quell’etica del lavoro che oggi sembra dimenticata, un uomo che ha dato lustro alla propria professione con dedizione e sudore, senza clamori né riconoscimenti. Eppure, sarebbe giusto domandarsi perché titoli onorifici come “Cavaliere del Lavoro” non vengano assegnati a uomini come lui, veri custodi di tradizioni e valori autentici.
Chi lo ha conosciuto sentirà la sua mancanza. Era una presenza discreta ma costante, un uomo che parlava poco, ma con lo sguardo e i gesti sapeva raccontare storie intere. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in chi lo ha visto rientrare ogni sera, stanco ma sereno, con la consapevolezza di aver fatto sempre la cosa giusta.
Ora che non c’è più, ci piace immaginarlo lassù, a fischiettare con uno dei suoi fischietti di latta, creato dalle sue mani. In cielo, qualcuno lo riconoscerà subito. E gli correrà incontro.
