Alle battute finali il processo che si sta celebrando davanti al gup distrettuale di Catanzaro relativo all'omicidio di Gennaro Ventura. Le parti civili chiedono il risarcimento del danno

Da killer spietato a pentito reo confesso di cinque omicidi. Gennaro Pulice collabora ormai da un anno con la giustizia e tra i delitti di cui si è autoaccusato c'è anche quello del fotografo con un passato da carabiniere, Gennaro Ventura. E' stato ucciso nel 1996 ed il suo corpo nascosto in una fossa in un casolare appena fuori Lamezia Terme. I suoi resti sono stati trovati dodici anni dopo e in queste settimana a Catanzaro si sta celebrando il processo con rito abbreviato. Ieri il pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Elio Romano ha chiesto per Gennaro Pulice dieci anni di reclusione.

La parte civile. Questa la richiesta formulata al termine della sua requisitoria. Nella stessa udienza, la parte civile, rappresentata dall'avvocato Italo Reale, ha invece chiesto il risarcimento del danno per i due fratelli del fotogrago, Daniele e Raffaele, per il padre Pasquale e per la madre Maria. Ora si tornerà in aula il prossimo 29 marzo per le arringhe della difesa e la possibile sentenza.

Il movente. Secondo quanto raccontato dallo stesso pentito agli inquirenti, Gennaro Ventura fu ucciso e fatto sparire perchè da carabinieri in servizio a Tivoli aveva riconosciuto e fatto arrestare l'autore di una rapina compiuta alcuni anni prima. Quel giovane fatto arrestare era però il nipote di Domenico Antonio Cannizzaro, 51 anni, rosarnese trapiantato da anni a Lamezia e ritenuto esponente di primo piano del clan Cannizzaro-Daponte. Ventura fu quindi attirato in una trappola, ucciso e fatto sparire. Ad ordinare quell'omicidio, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato proprio Domenico Antonio Cannizzaro, imputato quale mandante del delitto in un altro filone del processo che si sta celebrando a Catanzaro.

 

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