Arrendersi. A tutto. La rivoluzione mancata a 5 stelle ora si chiama resistenza. Quella, cioè, di resistere il più possibile al governo, anche a costo di rinnegare se stessi.

Nel Movimento sta crescendo fortemente la paura del voto. E più che la giravolta di Luigi Di Maio, che ha sposato totalmente l’agenda della Lega, spacciandola per elenco di priorità grilline, a fare la spia di questo ‘sentiment’ che serpeggia per le file parlamentari stellate, è stata la resa sulle autonomie. In campagna elettorale, solo pochi giorni fa dopotutto, il Movimento si era venduto all’elettorato, su questo tema, come "unico argine alla Lega contro lo Spacca- Italia" del Carroccio. E adesso, eccoli: hanno ingoiato anche questo cedimento pur di stare al governo, in Parlamento e non andare verso il voto anticipato. Che per i grillini, visti gli ultimi numeri, sarebbe una specie di ecatombe.

La classe  dirigente stellata, cresciuta in due legislature, sarebbe spazzata via dalla regola del divieto del doppio mandato, che Di Maio ha più volte sostenuto di voler mantenere. E – in più – se niente dovesse cambiare nel panorama elettorale da qui a pochi mesi, per il M5s si aprirebbe anche il baratro del dimezzamento degli scanni parlamentari, da 333 complessivi tra Camera e Senato di oggi a poco meno della metà, se il dato del 17%, raccolto nelle urne europee restasse tale o giù di lì.

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