Al legale rappresentante della Wind si aggiungono il direttore dei lavori e il responsabile dell’impresa che ha eseguito le opere

Convalidato dall'Autorità giudiziaria il sequestro dell’area, ricadente nel comune di Stefanaconi, sulla quale era stata avviata, tempo addietro, l’installazione di un’antenna Wind. E cresce il numero degli indagati che da uno diventano tre. Al legale rappresentante della Wind si aggiungono il direttore dei lavori e il responsabile dell’impresa che ha eseguito le opere. I sigilli - scrive questa mattina la Gazzetta del Sud - erano stati apposti in via preventiva dalla sezione Pg della Procura, aliquota Corpo forestale dello Stato e Ambiente, con l’ausilio dei carabinieri della Stazione di Sant’Onofrio. Ipotizzati i reati di violazione della normativa urbanistica in materia edilizia (Dpr 380/2001) e della mancanza del nulla osta paesaggistico ambientale (decr. Leg. 42/2004), attesto che la realizzazione dell’opera, a giudicare dagli accertamenti compiuti, sta avvenendo in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Peraltro, dai rilievi propedeutici al sequestro – effettuati sul campo dall’ispettore Francesco Fedele (Cfs) e Giuseppe Colloca (Ambiente) – era emerso che in via Alcide De Gasperi, le opere sarebbero state iniziate in assenza del permesso a costruire.
La vicenda era finita sotto i riflettori a seguito dei ripetuti esposti formalizzati alla Procura e ai carabinieri da parte del Comitato “No antenna”, formato da circa 1300 cittadini e presieduto da Raffaele Arcella, sorto nel tentativo di evitare “altri abusi” su una parte della collina giudicata dal Pai ad alto rischio idrogeologico.