'Ndrangheta nel Vibonese, gli Anello padroni del cantiere dell'Eurospin
La spartizione degli affari tra gli esponenti delle cosche mafiose, su cui hanno riferito vari collaboratori di giustizia, trova conferma in una serie di intercettazioni, i cui esiti vengono riferiti in seno alle motivazioni della sentenza in abbreviato del processo scaturito dall'operazione "Imponimento" contro la cosca Anello di Filadelfia. Alcuni degli imputati, infatti, non lesinavano minacce e violenza nei confronti di imprenditori. Tra quelli finiti nel mirino della cosca, c'è l'amministratore e socio della Meridiana Domus srl, indotto "ad affidare -scrivono i giudici -i subappalti e le forniture ad imprese riconducibili" alla consorteria mafiosa. In particolare, "la F&G, con sede a Vibo, riconducibile ai cugini Fortuna, inseriti nei lavori grazie all'intercessione di Giuseppe Barbieri, per conto della cosca Bonavota, presso Rocco Anello". In questo modo, l'azienda si sarebbe procurata "un ingiusto profitto, conseguente all'accaparramento in regime non concorrenziale dei lavori subappaltati, con ingiusto pregiudizio patito dall'amministrazione di Meridiana Domus". L'intimidazione, peraltro, "è stata posta in essere -si specifica nella sentenza -da parsone dei sodalizi 'ndranghetistici Anello-Fruci e Bonavota". In sostanza, la vicenda in esame riguarda i lavori alla realizzazione del punto vendita Eurospin di Pizzo, commissionati alla Meridiana Domus. Ma quel cantiere aveva attirato "l'attenzione di Rocco Anello e dei suoi sodali, intenzionati a prendere parte all'esecuzione. Il loro subingresso, tuttavia, non rispondeva a logiche concorrenziali". Addirittura, "le imprese cui sono stati subappaltati i lavori di sbancamento del terreno, la carpenteria per la fornitura di cemento non erano selezionate dalla Meridiana ma da Rocco Anello che nella vicenda si è comportato come domus nel cantiere.
Tali ditte, insomma, "sono state imposte -secondo i giudici -a Gonino (Meridiana) il quale ben consapevole della caratura criminale di Anello, ha assecondato ogni sua richiesta, non senza manifestare le proprie perplessità in merito all'adeguatezza delle ditte individuate". Il tutto emerge anche da una serie di telefonate nel corso delle quali "Rocco Anello indica ai suoi interlocutori che i lavori di trivellazione sarebbero stati realizzati da Talarico, mentre quelli di movimento terra da tale "Francesco", da identificarsi nel figlio del boss".
Il progettista dell'opera, ing. Paraguai, in una successiva conversazione con Giovanni Anello, "documentava -si legge nel dispositivo -le proprie perplessità sull'adeguatezza delle imprese indicate da Rocco Anello. In quella circostanza, comunicava inoltre di essere a conoscenza del fatto che i lavori "di movimento terra", sarebbero stati effettuati in subappalto, manifestando la necessità della regolarità della documentazione amministrativa". Subito dopo, "l'impresa di movimento terra, riconducibile a Rocco Anello, sarebbe intervenuta sul cantiere con i propri mezzi soltanto per la predisposizione della pista per consentire alle betoniere di calcestruzzo di raggiungere i siti interessati dalle prime perforazioni svolte dalle trivelle". Il contenuto delle "captazioni telefoniche ed ambientali riguardanti l'infiltrazione della cosca nei lavori è stato accertato a seguito di una specifica attività di videosorveglianza avviata a Pizza, nell'area interessata dai lavori dalla polizia giudiziaria. "Peraltro tale sito è divenuto ben presto punto di riferimento di Rocco Anello. Infatti, ne è stata appurata la sua frequenza assidua sia per controllare che per dare direttive ai propri collaboratori in merito all'esecuzione dei lavori, ma anche per incontrare altri sodali o altri soggetti che avevano necessità di incontrarlo". (a.f.)
