Ergastolano si toglie la vita in cella: fu protagonista di faide e regolamenti di conti (NOME)
Gli omicidi del 74enne sono ormai cristallizzati nelle sentenze di processi che hanno ridefinito la mappa criminale. L’esame autoptico ha confermato quanto ipotizzato nelle prime ore
Non vi sono più ombre sulle cause della morte di Pietro Giovanni Marinaro, il 74enne detenuto nel carcere “Due Palazzi” di Padova. L’esame autoptico ha confermato quanto ipotizzato nelle prime ore: l'uomo si è tolto la vita impiccandosi all'interno della propria cella. Il quadro clinico e le verifiche tecniche non hanno lasciato spazio a dubbi, escludendo la presenza di lesioni riconducibili a aggressioni o colluttazioni con terzi.
Marinaro era ristretto in regime carcerario ininterrottamente dal 1998. La sua figura era indissolubilmente legata alle cronache nere più buie della provincia di Cosenza. Condannato all'ergastolo, era stato individuato come il mandante di due delitti eccellenti che scossero la Sibaritide tra gli anni '90 e i primi anni 2000: l’omicidio di Mario Mirabile, freddato a un semaforo di Corigliano nel 1990, e quello dell’imprenditore Luigi Lanzillotta, ucciso in una barberia di Cassano nel 1993.
Oltre ai rilievi sul corpo, le indagini interne hanno corroborato la tesi del gesto estremo attraverso l'analisi dei sistemi di sorveglianza e dei registri di accesso. È stato accertato che nessuno, oltre al personale autorizzato durante i controlli di routine, è entrato nella cella di Marinaro nelle ore antecedenti al ritrovamento. L'assenza totale di ferite da difesa ha definitivamente blindato la ricostruzione del suicidio.
Con la morte di Marinaro si chiude simbolicamente un capitolo sanguinario per la zona ionica cosentina. Le faide e i regolamenti di conti che videro il 74enne protagonista sono ormai cristallizzati nelle sentenze di processi che hanno ridefinito la mappa criminale del territorio. Con questo ultimo atto, cala il sipario su uno dei volti storici di quella stagione di violenza.
