'Ndrangheta, la Dda ricostruisce la rete dello spaccio nel Vibonese (NOMI)
Secondo gli investigatori, il traffico sarebbe stato gestito attraverso due direttrici: la vendita diretta da parte degli affiliati e una rete di pusher collegati stabilmente alla cosca

Sarebbe stato il traffico di droga il principale affare del clan Emanuele-Idà, colpito dalla recente operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Dda di Catanzaro. Le indagini, sviluppate in oltre quattro anni attraverso intercettazioni audio e video, perquisizioni e sequestri, avrebbero consentito di ricostruire una rete di spaccio radicata nel Vibonese ma con collegamenti anche fuori regione.
Tra gli episodi contestati figura il sequestro di 245 chilogrammi di sostanza stupefacente rinvenuti in un deposito durante un blitz notturno. Secondo gli investigatori, il traffico sarebbe stato gestito attraverso due direttrici: la vendita diretta da parte degli affiliati e una rete di pusher collegati stabilmente alla cosca.
Gli spacciatori si sarebbero riforniti in maniera sistematica dal gruppo criminale attraverso il sistema del “conto vendita”, con obbligo di rendiconto e controllo costante da parte del clan. Punto di riferimento operativo sarebbe stato un autoparco nelle Preserre vibonesi, ritenuto dagli inquirenti il quartier generale della cosca.
Tra le piazze di spaccio ritenute centrali emerge quella di Piscopio, dove il clan avrebbe potuto contare sul supporto di Michele Carnovale, indagato e ritenuto “intraneo al sodalizio”. Altri canali sarebbero stati individuati a Jonadi, Rombiolo e Tropea, dove il gruppo si sarebbe appoggiato a soggetti vicini al clan La Rosa. Secondo la Dda, la rete avrebbe raggiunto anche Sicilia e Campania.
