In relazione al progettato attentato ai danni dei magistrati Marisa Manzini e Giancarlo Bianchi, il 15 giugno 2013 Domenico Bonavota di Sant'Onofrio, centro confinante con Vibo Valentia, aveva precisato alla Gazzetta del Sud che le dichiarazioni del collaboratore Marino su tale progetto di morte non corrispondevano al vero.

Domenico Bonavota

"Marino - aveva spiegato all'epoca Bonavota - riferisce di avere appreso durante un’asserita, da parte sua, carcerazione comune sul finire degli anni 2007 alcune confidenze circa l’intenzione di commettere fatti gravissimi ai danni di due magistrati. Nulla di più falso, poiché io non sono mai stato detenuto con questo soggetto che neanche conosco! Infatti, io non sono stato arrestato al momento dell’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare avvenuta nell ottobre/novembre dell’anno 2007 per l’operazione c.d. “Uova del Drago”, ma l’esecuzione della misura nei miei confronti è avvenuta in Genova nell’agosto dell’anno 2008, e di ciò ne hanno parlato gli organi di stampa e le televisioni locali. Pertanto, sarebbe stato impossibile ci incontrassimo in carcere ed io gli rivelassi quanto Marino asserisce. Ad ogni buon conto, tengo ancora a precisare che mai e poi mai mi ha neanche sfiorato il pensiero di commettere quei fatti gravissimi ai danni dei due magistrati che lui si inventa. Sono certo che la magistratura approfondirà l’argomento e smaschererà la menzogna per come è giusto che sia, prendendo i provvedimenti conseguenziali".


Sempre in relazione al progettato attentato ai danni dei magistrati Marisa Manzini e Giancarlo Bianchi, da Francesco Mallamace riceviamo e pubblichiamo:


"Apprendo dal giornale da Lei diretto che nella data del 20/05/16 nel corso del suo esame dibattimentale, il dott. Lento avrebbe fatto riferimento alla mia persona in quanto sarei coinvolto in un gravissimo ed inqualificabile episodio ai danni di due autorevoli magistrati, dei quali ho la massima stima. La fonte di conoscenza del dott. Lento sarebbe un’informazione ricevuta dall’ispettore Esposito che avrebbe, a sua volta, appreso il tutto da “una fonte confidenziale ritenuta altamente attendibile”. Posso sostenere, e sfidare chiunque a provare il contrario, che quanto affermato in merito alla mia persona è falso, una vergognosa ed inqualificabile menzogna, che gli investigatori avrebbero avuto il dovere di verificare prima di darmi in pasto al pubblico ludibrio. Io mai, ribadisco mai, ho avuto alcuna partecipazione nell’episodio che viene narrato e sulla cui realtà, visto la meschina calunnia nei miei confronti, nutro forti dubbi. La fonte della terribile accusa per quanto mi riguarda è tutt’altro che attendibile, anzi la definisco una volgare bugia, e per tale ragione provvederò a chiedere all’autorità giudiziaria competente di accertare i fatti, se lo riterrà anche interrogandomi, e punire chi mi ha, certamente in malafede, inserito in un episodio di una barbarie indicibile che è lontana dalla mia persona. Sono certo che la magistratura saprà fare giustizia e punire i responsabili. Grazie per la disponibilità a fare sentire anche la mia voce". Francesco Mallamace


Sempre in relazione al progettato attentato ai danni dei magistrati Marisa Manzini e Giancarlo Bianchi, da Salvatore Bonavota riceviamo e pubblichiamo:

Salvatore BonavotaIn relazione "alle dichiarazioni rese in sede dibattimentale dal dottor Lento Maurizio, nell'ambito del procedimento cosiddetto Purgatorio e secondo le quali il sottoscritto, in concorso con altri soggetti, avrebbe avuto in mente di commettere un attentato in danno ai magistrati d.ssa Marisa Manzini e dott. Giancarlo Bianchi", "il sottoscritto, pur comprendendo il linea di principio il diritto dell'imputato di difendersi come meglio aggrada alla sua posizione, respinge con sdegno il tentativo di coinvolgerlo in fatti tanto infondati e pretestuosi quanto evidentemente gravi; invero, a prescindere dal contenuto delle dichiarazioni straordinariamente gravi, quello che più rileva è la fonte confidenziale dalla quale le medesime sarebbero scaturite; non vi è chi non veda come la mancata indicazione di fonti specifiche o concrete, in uno con l'assoluta mancanza di adeguata casuale in ordine all'ipotetico ancorché fantasioso attentato, renda la intera vicenda priva di qualsivoglia pregio giudiziario, di tal che il riferimento al sottoscritto appare oltre che penalmente sanzionabile anche e soprattutto moralmente riprovevole tanto da imporre la riserva di adire le competenti vie giudiziarie per la più ampia e migliore tutela dei propri diritti". Salvatore Bonavota