Una delegazione di manifestanti è stata ricevuta dal vicepresidente e da due magistrati del Csm che hanno accolto l'istanza di far luce sulla vicenda della soppressione del presidio di giustizia

Lo striscione “Io non chiudo” non è ancora finito in un cassetto. Sfila, stamattina, per le strade di Roma, macchiato solo dalle tracce lasciate dalle tante dita che lo hanno portato in giro nel corso delle manifestazioni che si sono susseguite da quando la riforma della geografia giudiziaria lanciata dall’allora governo Monti ha disposto la soppressione del Tribunale di Rossano. Una decisione mai digerita e mai nemmeno compresa dal territorio che da allora continua a chiedere perché in Calabria la scure abbia colpito proprio il presidio rossanese risparmiandone altri – Paola e Castrovillari – con un bacino di competenza decisamente inferiore, oltre che meglio collegati con il capoluogo di provincia. Ma oggi nella Capitale sfila anche un altro striscione: "Vogliamo la commissione d'inchiesta". I manifestanti lo hanno esposto davanti alla sede del Consiglio superiore della magistratura.

Ricevuti dal Csm. Gli autobus sono partiti la notte scorsa per essere questa mattina nella Capitale, dove già alle 9, davanti alla sede del Csm in piazza Indipendenza, si è tenuto un primo sit-in. Dopo più di un'ora , una delegazione, tra rappresentanti del Gruppo d'azione per la verità sul tribunale, sindaci e avvocati, è stata ricevuta dal vicepresidente del Csm insieme a due magistrati. I rappresentanti del Consiglio, è stato riferito dai manifestanti, hanno accolto l'istanza di far luce sulla vicenda ed hanno chiesto di ricevere tutta la documentazione con le diverse denunce presentate sulla chiusura del tribunale di Rossano, garantendo che verificheranno la validità della procedura. Nel pomeriggio ci si è spostati a Montecitorio.

"Carte false". Una battaglia, questa per la riapertura del tribunale di Rossano, che è stata condivisa e fatta propria anche dal senatore Enrico Buemi, piemontese di nascita ma con un’anima più calabrese di tanti altri rappresentanti regionali che poco o nulla hanno fatto per difendere questo importante presidio di giustizia. Buemi ha parlato addirittura di “carte false” fatte da qualcuno per arrivare a questa soppressione.

Ignorati. Da allora, però, di riscontri “dall’alto” se ne sono avuti pochi. E nessuno ha pensato ad approfondire la questione. Cambiano i governi ma non l’atteggiamento di indifferenza. Ed ecco allora che il territorio – rossanese ma non solo – torna a chiedere attenzione. Le domande, urlate o scritte sui volti dei manifestanti, sono tante. E chissà se stavolta riusciranno ad avere qualche risposta.