«Non voglio più vivere da criminale. Ho deciso di cambiare vita». Con queste parole Gaetano Aloe, figlio di Nicodemo Aloe, storico boss assassinato nel 1987, ha scelto di rompere il silenzio e collaborare con la giustizia. La sua decisione segna una svolta inattesa per la ‘ndrangheta di Cirò, al centro dell’inchiesta “Saulo”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta dai Carabinieri del Comando provinciale di Crotone.

Dietro la scelta di collaborare c’è una storia di violenza, carcere e redenzione. Dopo l’arresto nell’ambito dell’operazione “Stige”, Aloe aveva seguito corsi di religione e intrapreso un percorso spirituale che, come lui stesso ha raccontato, gli avrebbe «cambiato la vita». Ma una volta tornato in libertà, l’uomo è stato richiamato nel circuito criminale di cui faceva parte sin da giovane.

Secondo quanto ha riferito al procuratore Domenico Guarascio — oggi a capo della Procura di Crotone, ma all’epoca in servizio alla DDA di Catanzaro — la decisione di collaborare è maturata dopo che gli sarebbe stato chiesto di compiere due omicidi, quelli di Luca Frustillo e Franco Cosentino. «Non me la sono sentita», ha spiegato Aloe ai magistrati. È stato in quel momento, ha aggiunto, che ha compreso di non poter più restare nella ‘ndrangheta senza diventare nuovamente un assassino.

Il nome dell’operazione, “Saulo”, non è casuale: richiama la conversione di San Paolo, da persecutore dei cristiani a predicatore del Vangelo. Un parallelismo che i magistrati hanno voluto sottolineare per descrivere il percorso interiore di Aloe, che nella struttura del clan ricopriva il grado di “vangelo”, uno dei livelli più alti della gerarchia mafiosa.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo gli arresti dei leader storici — Giuseppe e Silvio Farao e Cataldo Marincola, da anni in carcere — la reggenza del gruppo sarebbe stata affidata a Basilio Paletta, con Aloe come figura di vertice operativo. È proprio grazie alla collaborazione del neo-pentito che la DDA ha potuto ricostruire il nuovo organigramma della cosca, individuando ruoli, alleanze e zone di influenza delle nuove leve della criminalità organizzata cirotana.

La testimonianza di Aloe, ritenuta dagli inquirenti «credibile e riscontrabile», ha consentito di aprire una nuova fase investigativa sul “locale” di Cirò, un tempo considerato tra i più potenti della provincia crotonese. Il suo racconto offre uno sguardo dall’interno sulla trasformazione della ‘ndrangheta moderna, sempre più giovane, dinamica e pronta a rigenerarsi dopo ogni colpo giudiziario.

L’inchiesta “Saulo” è ora al centro del lavoro della DDA di Catanzaro, che sta valutando nuovi sviluppi investigativi basati proprio sulle dichiarazioni del collaboratore. Un racconto di sangue e pentimento, quello di Gaetano Aloe, che segna l’inizio di una nuova pagina nella lotta alla criminalità organizzata calabrese.