Non sono più episodi isolati, ma i sintomi di un'emorragia sociale che non accenna a fermarsi. La sanità calabrese, ridotta a un "cumulo di macerie" dopo decenni di politiche scellerate, sta innescando una rivolta che attraversa l'intera regione. Da Castrovillari a Cariati, passando per Vibo Valentia e San Giovanni in Fiore, la protesta dei cittadini non è che il riflesso di un diritto alla salute sistematicamente smantellato.

A farsi portavoce di questo malessere è Massimiliano Ianni, Segretario Generale della CGIL Cosenza, che in una nota durissima analizza il fallimento della gestione sanitaria e traccia la rotta per una risposta comune.

Una sanità in trincea

Il quadro descritto dal sindacato è quello di un territorio in ginocchio: Pronti Soccorso al collasso, con strutture trasformate in trincee dove il personale, ridotto all’osso, opera in condizioni limite. Medicina territoriale fantasma, con una cronica carenza di medici e infermieri che rende inesistente il filtro sul territorio. E ancora: case della salute, con progetti rimasti spesso solo sulla carta, "scatole vuote" che non offrono risposte concrete, e privatizzazione e migrazione, con una spinta verso il finanziamento del privato che costringe i calabresi ai drammatici "viaggi della speranza" verso gli ospedali del Nord.

L'appello: «Unificare le lotte contro il localismo»

Secondo Ianni, la parcellizzazione delle proteste rischia di diventare un vantaggio per chi governa. «La frammentazione rischia di esaurirsi nel localismo», avverte il segretario. La proposta è quella di tornare allo spirito di "Calabria alza la testa", la storica stagione di mobilitazione che vide marciare uniti comitati, associazioni e cittadini. «La questione sanitaria ha superato per drammaticità persino il tema del lavoro — prosegue Ianni — perché senza salute non c’è dignità, non c’è sviluppo, non c’è futuro».

Una mobilitazione collettiva

La CGIL Cosenza lancia dunque un invito formale a tutti i comitati territoriali e alle forze sociali: abbandonare i protagonismi individuali per coordinarsi in un unico, grande movimento. L'obiettivo è sovvertire una politica sanitaria che, negli ultimi lustri, ha colpito soprattutto le fasce più fragili della popolazione.

«Non è più il tempo degli interessi di parte, ma della forza popolare», conclude la nota. La sfida è lanciata: trasformare i tanti focolai di protesta in un solo incendio civile capace di imporre un cambio di rotta radicale alla Regione.