Festa della Donna, le considerazioni di Mariella Epifanio
In occasione della festa della Donna, la consigliera comunale di Zambrone, Mariella Epifanio, espone le sue toccanti considerazioni.
"Viviamo in un tempo che si perde nelle celebrazioni-afferma Epifanio-, ma in effetti stenta a ricordare; anche con la festa della donna si rivive quasi apaticamente una sorta di celebrazione datale che, nella maggior parte dei casi, poco lascerà di significativo nei pensieri e nell’anima di chi vi parteciperà. Se riuscissimo a leggere la storia che ci ha resi liberi dando valore ad ogni diritto conquistato e gli eventi internazionali di questi ultimi tempi, saremmo capaci di cogliere una profonda riflessione sulla figura della donna e su quanto questa possa essere considerata un punto cardine da cui far ripartire ogni cosa, ogni cambiamento o resistenza alla autocrazia (sotto diverse forme) che imperversa ormai ovunque, anche nelle nostre piccole realtà".
"Ne è un esempio - prosegue- la storia della protagonista di un’opera drammatica di Sofocle, Antigone; una giovane donna vittima e allo stesso tempo eroina, l'unica capace di sfidare il tiranno Creonte e le leggi della polis pur di dare sepoltura al suo amato fratello Polinice. La sua colpa è quella di aver trasgredito il decreto che vieta di sotterrare il nemico principale della polis di Tebe, e di conseguenza, di aver voluto sfidare il tiranno.
Antigone, in qualche modo, esige che le sia riconosciuto il suo ‘diritto alle lacrime’: la polis pretendeva, oramai, forte dei suoi editti, di amministrare persino la mestizia e il cordoglio: solo i cittadini per bene, osservanti delle leggi, avrebbero avuto il diritto di essere compianti dalla città.
La storia di Antigone ritorna attuale oggi nelle immagini di mamme ucraine che si organizzano con messaggi e accorati appelli verso quelle russe perché vengano a prendersi i loro figli feriti o prigionieri oppure si aprano corridoi umanitari per consentire di raccogliere i corpi dei morti e dar loro sepoltura nella propria patria".
"Allora come oggi-asserisce Epifanio-, nessuna legge umana può contrariare certi principi: nessuno può impedire la sepoltura di un cadavere, anche quello di un nemico. Alle leggi, in democrazia, ed ai tiranni, nella dittatura, non può mai essere consentito di cancellare la pietà umana e con essa l’umanità stessa che la esprime. Un’altra donna che merita di essere ricordata è Filomena Marra, contadina, giovane ventisettenne di San Giovanni in Fiore e incinta all’ottavo mese, che venne uccisa nell’agosto del 1925 insieme ad altre ventidue persone, in seguito ai moti contro l’aumento dei dazi su alcuni cibi voluti dal commissario comunale per far quadrare i conti finanziari. Filomena è solo una delle tante donne contadine che non sono state testimoni mute nel moto perpetuo della storia ma hanno fatto la loro parte, seguendo e precedendo schiere di donne calabresi che dalla terra sono scese in piazza, che tenevano insieme lavoro e diritti, amore e libertà. Volgendo lo sguardo fuori dal nostro Paese, in un periodo storico delicato per i rapporti internazionali e le conseguenze di regimi dittatoriali, è importante ricordare tre giovani donne bielorusse che hanno affrontato il regime del tiranno Lukashenko (al potere dal 1994). Esse sono Veronika Tsepkalova, Svetlana Tikhanovskaya e Maria Kolesnikova.Queste donne si sono unite nel 2020 dopo che i loro compagni sono stati incarcerati con accuse, tipiche dei regimi, ridicole e pretestuose, «incitamento alla rivolta», «frode fiscale» perché contrari al regime di Lukashenko. Hanno scelto come loro rappresentante Svetlana, trentasettenne, insegnante di inglese e poi casalinga senza alcuna esperienza politica ma con grande coraggio di mettersi in gioco per riportare la democrazia nella nazione e avviare un processo per nuove e più democratiche elezioni. Queste donne hanno smesso di avere paura quando la gente ha iniziato a partecipare numerosa ai loro incontri".
"Ma in seguito a gravi brogli e intimidazioni da parte del regime dittatoriale-spiega-, le tre donne hanno perso. Due di loro sono state costrette all’esilio continuando da lontano il loro progetto democratico contro Lukashenko. La terza, Maria Kolesnikova è l’unica ad essere in carcere e ha strappato il passaporto per restare nella sua terra a combattere per la democrazia. Comunica attraverso le sue lettere in cui dice: Sono stata arrestata e sono in prigione, ma dentro sono libera e, anche con la violenza dei manganelli, questa libertà non mi verrà mai tolta. L’unica cosa che la tiene legata alla vita libera è il suo rossetto rosso che mette ogni giorno in cella.E’ nelle donne racchiusa la speranza di un domani migliore, perché l’essere che dà la vita; ha in sé il coraggio e la determinazione di condurre le nuove generazione (anche attraverso l’esempio) all’amore verso la propria terra, al rispetto degli altri, al mantenimento integro dei diritti di tutti, contro ogni ingiustizia, contro ogni abuso di potere.
Essere donna è un atto di coraggio, di resistenza spesso. Il nostro ruolo nella società odierna è di fondamentale importanza, così come deve essere la nostra unione verso obiettivi comuni. Noi, creature che diamo la vita, per questa stessa, per la libertà di ogni individuo e per il rispetto della democrazia, abbiamo il dovere di impegnarci con coraggio a prendere fattivamente parte alla vita del nostro Paese. Diveniamo nuove Antigone, in un mondo che si assopisce sempre più al comando, al sonno della ragione e che rischia di cadere in conflitti che distruggono le uniche vie utili per la pace: la collaborazione e il dialogo".
"Non c’è più tempo di aspettare-conclude-, sentitevi protagoniste del cambiamento, capaci di grandi cose, anche in piccoli gesti purché sinceri. Pensate a queste donne, alle loro lotte, alla vita interrotta per aver creduto in un atto giusto, e fate che diventino ispiratrici del vostro coraggio in ogni cosa che fate, per i vostri figli, per i figli di tutti.
Siate la vera forza del mondo perché nel vostro ventre dimora l’unica pace che il pianeta possiede".
