Una vicenda che ha sconvolto Cosenza trova nuovi sviluppi: Rosa Vespa, la donna arrestata per il rapimento della piccola Sofia, ha raccontato la sua versione dei fatti davanti al giudice. Durante l’interrogatorio, la 51enne ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando di aver agito da sola e sollevando il marito, Acqua Moses, da qualsiasi coinvolgimento.

Rosa, che per mesi aveva finto una gravidanza, ha dichiarato di aver portato avanti questa menzogna fino al punto di acquistare tutto il necessario per il presunto arrivo di un neonato. Nel giorno del rapimento, fingendosi un’operatrice sanitaria, si è introdotta nella stanza della mamma di Sofia e ha portato via la neonata. Le telecamere della clinica hanno ripreso Rosa mentre usciva con la bambina, il marito ad attenderla inconsapevole all’esterno con un passeggino.

Acqua Moses è stato scarcerato. Durante l’udienza, ha dichiarato di essere totalmente ignaro dei piani della moglie. Gli avvocati di Rosa, Teresa Gallucci e Gianluca Garritano, hanno sottolineato come la donna non avesse premeditato l’azione e come il suo stato emotivo fosse fortemente alterato.

Nel frattempo, la famiglia di Sofia ha espresso grande amarezza per la scarcerazione dell’uomo, ribadendo la propria incredulità di fronte alla decisione del giudice. "Non possiamo credere che sia stato dichiarato estraneo ai fatti", hanno affermato i genitori, aggiungendo il timore che anche Rosa possa essere considerata incapace di intendere e volere, trovando così una via per evitare il carcere.
La vicenda, oltre a lasciare un segno profondo nella comunità, pone interrogativi sulle dinamiche psicologiche che hanno portato a un simile gesto e sulle misure da adottare per garantire maggiore sicurezza in strutture come le cliniche.