Undici persone in carcere, quindici in tutto gli indagati, quattro dei quali rispondono a piede libero.  Questo il bilancio dell’operazione Trigarium scattata stamani nel comune di Roccabernarda, centro dell’entroterra crotonese, dove i carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro hanno eseguito le ordinanze firmate dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della Dda del capoluogo  I reati contestati a vario titolo sono quelli di associazione mafiosa, omicidio, tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione, danneggiamenti, furti, uccisioni di animali, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e l’abuso d’ufficio. Tutti aggravati dal metodo mafioso.




I fatti. L’indagine è partita dall’omicidio di Rocco Castiglione e dal tentato omicidio del fratello Raffaele, avvenuti durante un agguato nelle campagne di Roccabernarda il 31 maggio del 2014. Le investigazioni, eseguite dai militari del Nucleo Operativo petilino, in un anno, esattamente dal maggio del 2014 allo stesso mese del 2015, avrebbero permesso di confermare come a Roccabernarda esistesse una Locale di ‘ndrangheta “impegnata” in particolare in furti e uccisioni di animali d’allevamento e da cortile, ma anche in danneggiamenti aggravati alle colture, a veicoli, a sistemi irrigui, a mezzi meccanici, oltre che alle estorsioni. Nella maggior parte dei casi le vittime, intimidite, e ovviamente spaventate, avrebbero anche evitato di sporgere denuncia per i torti subiti. Secondo gli inquirenti il tutto aveva lo scopo di raggiungere uno stato di assoggettamento della popolazione locale, con un “atteggiamento prevaricatore”: così si sarebbe riusciti a controllare e sfruttare quelle poche risorse economiche di cui dispone la zona.

I furti. Gli investigatori, poi, sottolineano come in un piccolo centro come quello di Roccabernarda, l’influenza di un’organizzazione ‘ndranghetistica venga esercitata non tanto e solo attraverso atti eclatanti, ma anche e soprattutto con condotte apparentemente veniali (come ad esempio il furto di ortaggi e verdure): elementi che avrebbero però la capacità di mettere sotto pressione la comunità cittadina, soggiogandola ai voleri della cosca.

L'omicidio. Alla fine, dunque, gli inquirenti ritengono di aver individuato i componenti della Locale, composta dai 15 indagati. La tesi è che al vertice vi si sarebbe imposto Antonio Santo Bagnato, che è considerato l’ideatore dell’omicidio di Castiglione, il cui assassinio gli sarebbe stato utile per affermarsi sul territorio come capo dell’organizzazione criminale a discapito proprio della famiglia Castiglione. Inoltre, si sarebbero scoperti e ricostruiti numerosi reati contro il patrimonio commessi dai presunti appartenenti al sodalizio, ma sempre con il benestare o per volontà di Bagnato.

Gli undici arrestati rispondono ai nomi di Antonio Santo Bagnato, 50 anni; Gianluca Lonetto, 34; Antonio Marrazzo, 53; Antonio Cianflone, 46; Domenico Iacquinta, 36; Mario Riccio, 68; Giuseppe Bagnato, 31; Michele Marrazzo, 33; Emanuele Valenti Carcea, 33; Maurizio Bilotta, 35; Salvatore Aprigliano, 35.