'Ndrangheta, pesante condanna per noto imprenditore (NOME)
Il tribunale riconosce le accuse di intestazione fittizia e tentata estorsione, ma dimezza le richieste della Procura. Sequestrate due attività
Si chiude con una condanna a sette anni di reclusione il processo di primo grado a carico di Saverio Giampà, l'imprenditore sessantaseienne di origini calabresi finito al centro di un'inchiesta della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). La sentenza, emessa dal collegio presieduto dal giudice Fabio Cosentino, colpisce l'uomo accusato di aver gestito occulutamente un piccolo impero nel settore della ristorazione bolognese per aggirare le misure patrimoniali a suo carico.
L'operazione, scattata nel luglio 2024, aveva portato al sequestro di due note gelaterie in via Oberdan e via Vezza. Secondo la DDA, Giampà – ritenuto vicino ad ambienti della criminalità organizzata calabrese – utilizzava dei "prestanome" per schermare la titolarità delle attività. Gravato da precedenti per droga e già colpito da misure di prevenzione, l'imprenditore avrebbe reimpiegato capitali illeciti nei locali, mantenendone però il controllo operativo assoluto.
Insieme a lui sono stati condannati anche i presunti complici: Stela Palamarciuc (due anni e tre mesi) e Wladimiro Cancelli (due anni e sei mesi), accusati di avergli fornito la copertura legale necessaria per eludere i sequestri.
Uno dei punti cardine del processo riguardava una tentata estorsione risalente al 2023. Giampà avrebbe minacciato un gelataio bolognese per costringerlo a cedergli la propria attività. Nonostante la vittima, sentita in aula, abbia mostrato diverse reticenze dichiarando di "non ricordare molto", i giudici hanno ritenuto provate le intimidazioni denunciate all'epoca dei fatti, che diedero il via alle indagini.
Sebbene la condanna sia pesante, il tribunale ha inflitto una pena pari alla metà di quanto richiesto dalla PM Beatrice Ronchi, che aveva sollecitato 14 anni di carcere. I giudici hanno infatti assolto Giampà da alcuni capi d'imputazione, tra cui la detenzione e il porto abusivo di una pistola. Assolto con formula piena, invece, un quarto imputato coinvolto inizialmente nell'inchiesta.
L’imprenditore, attualmente detenuto e difeso dall’avvocato Fausto Bruzzese, resta in custodia cautelare in attesa delle motivazioni della sentenza che arriveranno nelle prossime settimane.
