L’inchiesta “Provvidenza” gira sulla figura di Antonio Piromalli, 45enne figlio del boss Pino Piromalli detto “facciazza”, e sui nuovi business della cosca

Più di due secoli di carcere sono stati chiesti dalla procura antimafia di Reggio Calabria contro i 19 imputati finiti nell'inchiesta “Provvidenza” che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato. L'operazione della Dda reggina, scattata nel gennaio 2017, ha coinvolto più di 40 persone accusate, avario titolo, di fare parte della cosca Piromalli di Gioia Tauro.

Antonio Piromalli

Le richieste Il sostituto procurtaore Giulia Pantano ha chiesto la condanna di Antonio Piromalli a 24 anni, Pasquale Guerrisi 18, Domenico Stanganelli 20, Carmine Alvaro 14, Rocco Saccà 10, Giovanni Sergio 10, Grazia Piromalli 8, Pietro Gallo 14, Francesco Trunfio, Alessandro Pronestì 16, Gioacchino Careri 8 anni e sei mesi, Domenico Careri 8 anni sei mesi, Loredana Sciacca 13, Francesco Sciacca 14, Antonio Pietro Sciacca 8, Carmelo Sciacca 8, Annunziata Sciacca 8, Francesco Arcuri 10, Cinzia Ferro 4 anni.

Le indagini L’inchiesta “Provvidenza” gira sulla figura di Antonio Piromalli, 45enne figlio del boss Pino detto “facciazza”, da 20 anni obbligato al carcere duro, ma per la Dda sempre al centro del progetto criminale della cosca della città del porto. Il giovane Piromalli si sarebbe trasferito a Milano al fine di abbassare l’attenzione degli investigatori dell’antimafia sul clan e potere sviluppare nuovi traffici illeciti. Nel capoluogo lombardo, Piromalli avrebbe istituito la sua nuova base operativa. I nuovi business lo portano fino alla grande distribuzione degli Stati uniti, dove avrebbe rifilato olio di sansa spacciandolo per extravergine d’oliva made in Italy. Ma gli affari di Antonio Piromalli non prevedevano confini: ortofrutta, edilizia, turismo, centro commerciali, in Italia e negli Usa, in Romania e in Francia.