Il primato di Vibo, eccezione nell'impiantistica sportiva che ospita Reggina e Lamezia
Una piccola capitale dello sport regionale. Dopo tante maglie nere e primati negativi, Vibo sale alla ribalta in ambito sportivo. Non solo per i risultati raggiunti dalla Vibonese e della Tonno Callipo, le cui imprese stanno rilanciando l’immagine di un territorio altrimenti conosciuto solo per il degrado e per episodi di cronaca nera. A sorpresa c’è un settore nel quale la città brilla più di altre in Calabria. E’ l’impiantistica sportiva. La vecchia Monteleone primeggia grazie agli investimenti dei privati, non certo degli enti pubblici che fanno fatica a gestire persino una palestra e a sostenere indirettamente le piccole realtà che devono autofinanziarsi per rimanere in vita. Laddove c’è un imprenditore con la passione per lo sport il gioco funziona e Vibo fa la differenza persino rispetto a città più grandi e più attrezzate.
La Reggina e il "Luigi Razza". Capita così di vedere la Reggina giocare nel piccolo ma accogliente stadio “Luigi Razza” perché il grande ma costoso “Granillo” non è agibile. A Reggio come a Vibo l’Amministrazione comunale fa fatica a reperire risorse per la messa in sicurezza dell’impianto e così gli amaranto sono costretti all’esilio a tempo indeterminato. Già tre le partite disputate in quella che storicamente è la “casa” dalla Vibonese, adeguata agli standard della Serie C grazie agli sforzi compiuti dal presidente Pippo Caffo. Tra videosorveglianza, nuovi seggiolini, interventi strutturali e manutenzione del manto erboso, la gestione dello stadio costa al club rossoblù quasi 100mila euro all’anno. Una cifra che tiene conto dell’ordinaria ma anche della straordinaria amministrazione. A palazzo “Luigi Razza” se ne sono praticamente lavati le mani e se la Vibonese ha evitato il clamoroso trasloco il merito principale è della dirigenza, costretta ogni anno a spese extra. Così il club ottiene regolarmente il certificato di agibilità e Vibo si distingue nel panorama regionale.
Lamezia e il PalaValentia. Da Reggio Calabria ma anche da Lamezia Terme dove la situazione è ancora più grave. La chiusura riguarda persino gli impianti di piccole dimensioni e qualche società sportiva ha anche deciso di chiudere i battenti. Non la Top Volley Lamezia, neopromossa nel campionato di Serie A2 di pallavolo che ha chiesto e ottenuto ospitalità al PalaValentia, un gioiellino gestito da oltre un decennio dalla Tonno Callipo. Al Comune va un canone annuale ora sospeso per i lavori di ampliamento dei posti a sedere necessari a portare l’impianto ad una capienza di 2500 spettatori. Il minimo per garantire alla squadra giallorossa il via libera per le gare casalinghe della Superlega. Al PalaValentia si già giocata una partita e domani, domenica 4 novembre, la Top Volley Lamezia disputerà la seconda sfidando Santa Croce. Come la Reggina nel calcio, Lamezia nella pallavolo trasloca a Vibo per la persistente indisponibilità del PalaSparti. E pure in questo caso a fare la differenza è un imprenditore: Pippo Caffo nel calcio, Pippo Callipo nella pallavolo. Così la città vince in campo e sugli spalti.
