Il Partito democratico andrà con Stefano Luciano, i Sovranisti hanno deciso di attendere la giornata di lunedì prima di assumere una scelta definitiva. Questo il responso dell'intenso pomeriggio di passione vissuto oggi, soprattutto dentro la sede vibonese del Pd. A sancire l'accordo con la coalizione civica guidata da Luciano è stato un documento approvato all'unanimità con cui il commissario regionale ha sintetizzato le richieste di tutte le correnti dem. In sostanza, nella coalizione che sosterrà la candidatura a sindaco di Stefano Luciano non dovranno esserci simboli sovranisti nè leghisti, tantomeno candidati che si richiamino a quell'area politica. Di questo dovrà essere lo stesso Luciano a farsi garante altrimenti il Pd correrà con un proprio candidato a sindaco a Vibo Valentia. Il documento è stato approvato all'unanimità, alla presenza del diligentissimo Giovanni Puccio, che ha sostituito un commissario ancora una volta assente e lontano dai problemi della città di Vibo Valentia.

La serata, in via Argentaria, è stata però tutt'altro che tranquilla. La relazione introduttiva del segretario Enzo Insardà che si è soffermato sulle difficoltà del Pd che, abbandonato dal gruppo consiliare che per 5/6 si candiderà a destra e da un segretario di circolo costretto alle dimissioni dopo aver proposto un accordo con Forza Italia, non avrebbe avuto altra scelta che sottoscrivere il progetto di Stefano Luciano. "Il Pd - ha tuonato Insardà -in questo momento è zero". Parole dinanzi alle quali ha reagito il presidente del partito Enzo Romeo che ha digerito malvolentieri, pur sottoscrivendolo, il documento redatto dalla massima espressione regionale democrat. "Se il Pd è zero, chi lo ha portato a questo punto? Chi è il responsabile provinciale? Peraltro, questa assemblea è stata convocata solo dopo che alcuni iscritti hanno creato una situazione di disagio, con l'annullamento dell'esito della precedente direzione provinciale da parte del commissario. Abbiamo riportato la democrazia dentro il Pd dopo due mesi e mezzo". Poi sulle determinazioni assunte: "QUalcuno ha scelto la strada più comoda, quando avremmo potuto fare un progetto di centrosinistra. Prendere due o quattro consiglieri comunali sarebbe stata la stessa cosa". E su Luciano ha sbottato: "E' andato più volte a destra, è politicamente instabile e inaffidabile".

Meno forti le parole degli altri esponenti della minoranza. Pino Ceravolo, Antonio Iannello e Teresa Esposito hanno accettato il "verdetto" senza battere ciglio e considerandolo una sintesi che doveva essere raggiunta dentro il partito. Anche il parlamentare Antonio Viscomi ha chiarito che "questo per il partito è un nuovo inizio". E Bruno Censore ha parlato di una vittoria di tutti", come pure Michelangelo Mirabello che ha ammonito: "Il centrosinistra non c'è in questo momento e noi viviamo una fase di grande sofferenza con l'opposizione uscente che ha scelto di andare a destra. Bisognava muoversi per tempo per mettere in campo un nostro progetto autorevole".