L’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia torna a essere al centro dell’attenzione a causa di infiltrazioni mafiose, culminando in un nuovo scioglimento a distanza di 14 anni dall’ultimo provvedimento. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha deciso di nominare un commissario esterno per gestire l’Asp per i prossimi 18 mesi. Questo provvedimento sorprende, considerando che l’Azienda era già sotto la direzione del commissario straordinario Antonio Battistini, il quale aveva intrapreso un significativo percorso di risanamento dopo la gestione del suo predecessore, Giuseppe Giuliano, coinvolto in un’inchiesta della Guardia di Finanza.
La decisione di sciogliere l’Asp è stata influenzata dall’inchiesta "Maestrale", condotta dalla Dda di Catanzaro, che ha descritto l’Azienda sanitaria come "completamente asservita alla criminalità organizzata". Nell’ambito dell’inchiesta, si è scoperto che all’interno dell’ente esisteva un sistema di scambio elettorale volto a collocare ai vertici figure legate ai clan mafiosi della provincia di Vibo Valentia. Le principali famiglie mafiose coinvolte sono i Mancuso e i Fiarè, con la partecipazione di personaggi "come Cesare Pasqua e Gregorio Coscarella", quest’ultimo legato alla gestione della mensa ospedaliera. La criminalità organizzata avrebbe utilizzato i rapporti con l’Asp "per ottenere favori e gestire appalti e servizi".

Una figura centrale dell’inchiesta è Cesare Pasqua, ex dirigente del servizio di Prevenzione dell’Asp. I collaboratori di giustizia Bartolomeo Arena ed Emanuele Mancuso hanno testimoniato "sui suoi legami stretti con la famiglia Mancuso". Emanuele Mancuso ha confermato che i Pasqua erano in buoni rapporti con suo zio, Luigi Mancuso.