Cinque movimenti per scoprire Rendano. Spettacolo-concerto di Pasquale Anselmo
Grande successo per la pièce itinerante che racconta il lato inedito e intimo del grande musicista cosentino (VIDEO-INTERVISTA)
L’accoglienza è quella d’altri tempi mentre il pomeriggio cede alla sera nella vigilia delle ultime repliche prima del congedo invernale. "Salite, prego". È il maestro Cilea che invita il pubblico a entrare, prendere posto tra le stanze di Villa Rendano, lasciare il fagotto del presente per immergersi in un’altra epoca che, di stanza in stanza, tra uno scorcio del centro storico di Cosenza e il cielo che abbraccia il Castello svevo, accarezza i sensi di chi accetta l’invito a salire su per le scale affrescate.
Un successo. “Festa a Villa Rendano” è uno spettacolo-concerto in movimento, cinque movimenti, come fosse un’opera di cui il pubblico è parte integrante e non spettatore immerso nell'ombra. Nel percorso, tracciato da luci soffuse, si muovono personaggi e musicisti che si mescolano a chi viene coinvolto in un viaggio inaspettato. Pasquale Anselmo, attore e doppiatore (presta la sua voce a stelle del cinema come Nicholas Cage e John Turturro), è il regista e maître à penser di un evento che, di bocca in bocca, grazie al tam tam sui social e la meraviglia di chi ha assistito alle prime messe in scena, si è trasformato in un piccolo “caso” teatrale. Ad affiancarlo c'è Francesca Florio (che ha scritto a quattro mani con Anselmo i testi), Francesco Bossio (che interpreta Cilea) la soprano Barbara Bruni e l’orchestra di Villa Rendano diretta dal maestro Franco Pisciotta.
Le donne e le sperimentazioni. "Tutto è nato dopo un sopralluogo in questa magnifica villa restaurata dalla fondazione Giuliani - racconta Anselmo mentre indossa il gilet di seta bianca per la prima del sabato -. Cercavo una location per un cortometraggio e rimasi affascinato e rapito dalla storia che si celava dietro queste mura. Alfonso Rendano proprio qui aveva scritto il dramma lirico “Consuelo”, tratto dal romanzo di George Sand, la scrittrice amata da Chopin che usava firmarsi con un nome da uomo, e che ebbe più successo all’estero che in Italia". Le donne, con la loro forza e voce, sono al centro del Rendano raccontato da Anselmo. "La sua unica opera porta il nome di una donna ed è tratta proprio dallo scritto di un'altra donna, emancipata e politicamente impegnata. Questo ha la sua importanza perché in fondo siamo alla vigilia del '900, un secolo che porterà alle lotte per il riconoscimento di ruoli e diritti". Un’autoproduzione, quella di “Festa a Villa Rendano”, che ha avuto una lunga gestazione e non poche difficoltà. «Il coinvolgimento emotivo del pubblico ci ha ripagato di tanti sacrifici. Al termine di una replica uno spettatore mi ha stretto la mano dicendomi: “Grazie, ora mi sento una persona migliore”, questa è l’essenza del nostro mestiere". Le inquietudini dell’artista, le sperimentazioni e i fallimenti, il lutto per la perdita dei due figli, l’attesa di un viaggio in America che Rendano non raggiungerà mai, il ritorno triste nella sua Cosenza, tutto questo afflato si respira nei sessanta minuti di questo spettacolo itinerante. "Abbiamo pensato soprattutto al pubblico che avrebbe dovuto rimanere in piedi e che volevamo si godesse in pieno la messa in scena senza fatica. Ho sacrificato pezzi bellissimi per snellire il più possibile il testo proprio per rispetto nei confronti degli spettatori. E poi, come amo ripetere, in “Festa a Villa Rendano” c’è una grande protagonista: la musica classica che non è mai un sottofondo ma è una protagonista insieme agli attori. Ho avuto l’onore di essere affiancato da grandi maestri di musica e la scelta di non suonare mai un’opera di Rendano è stata ponderata e motivata. Non volevo nulla che fosse didascalico, questo non è uno spettacolo biografico ma una festa per l’appunto, in cui Rendano è il padrone di casa che offre ai suoi ospiti chiacchiere e armonie, momenti intimi - come le lettere che legge insieme alla moglie Antonietta (interpretata da Francesca Florio) - e i brindisi per il nuovo anno, il secolo breve che avrebbe cambiato tutto restituendogli anche quella soddisfazione che in vita non ottenne». Il musicista, infatti, è conosciuto come l’inventore del cosiddetto pedale indipendente . «In realtà furono gli americani - spiega Anselmo - a inventare il famigerato terzo pedale ma ciò che Rendano fece fu di modificare la meccanica per permettere un sostegno alle sole note che ne avevano bisogno. Solo alla sua morte la Steinway, storica fabbrica di pianoforti, riconobbe l’importanza del brevetto del musicista cosentino e da allora il pedale porta il suo nome".
Il ritorno in estate. Lo straordinario successo dello spettacolo ha portato a quattro settimane di replica. "Stiamo pensando a una versione estiva, magari all’aperto, e spero che il prossimo sindaco di Cosenza si affretti a restituire al teatro Rendano il nome completo: Alfonso Rendano. Questa città è una delle due uniche in Italia ad avere un teatro che porta un nome puntato: A. Rendano. Nello spettacolo ci scherzo su ma da ridere c’è davvero poco. Mi piacerebbe che anche altri artisti calabresi, come Alessandro Longo, il grande didatta che ha dato il nome a un “metodo Longo” conosciuto in tutto il mondo, e che è nato ad Amantea, abbia la memoria che meriti. Vorrei adoperarmi affinché questo avvenga grazie alla mia associazione "Concerti versi incerti luoghi". Questi artisti non devono essere trascurati, pensiamo che “Consuelo” dopo la prima messa in scena a Torino venne replicata a Cosenza solo nel 2001, quando era sindaco Giacomo Mancini». Il cielo è scurito e i vetri dei finestroni rimandano le sagome di attori e musicisti che si muovono frenetici per prepararsi allo spettacolo. L’arpa viene accordata i violini accomodati sotto il mento. La festa sta per cominciare. (laprì)
https://www.youtube.com/watch?v=sEOPuq-zzWc
