La Procura di Vibo  a lavoro per ricostruire i ruoli degli indagati e per capire se ci sono altre persone che hanno aiutato gli indagati a depistare le indagini

di MIMMO FAMULARO

Avrebbero provato a depistare le indagini le tre persone arrestate questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Giuseppe Damiano Cricrì, il 48enne operaio di Dinami, ucciso e carbonizzato la sera del 21 ottobre del 2013 nelle campagne di Acquaro, nel Vibonese.

Procura Vibo, conferenza stampa SirgiovanniAlibi "smontati. E' stata dettagliata e minuziosa l'attività investigativa condotta dagli uomini del Nucleo operativo radiomobile di Serra San Bruno che ha materialmente portato avanti le indagini, avviate subito dopo il ritrovamento del cadavere carbonizzato. Questa mattina nella conferenza stampa che ha illustrato l'operazione, insieme al comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gianfilippo Magro, c'erano anche il capitano Mattia Ivan Losciale che dirige la Compagnia del carabinieri di Serra San Bruno e il maresciallo Massimiliano Staglianò che guida il Norm, il Nucleo operativo radiomobile di Serra. Sono stati loro a coordinare il lavoro degli investigatori che, passo dopo passo, hanno “smontato” gli alibi degli indagati e ricostruito una vicenda drammatica sfociata in tragedia.

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Tentativi di depistaggio.  A spiegare i dettagli di un'indagine lunga, complessa e difficile, ci ha pensato il sostituto procuratore Barbara Buonanno che ha ereditato il fascicolo e concluso l'inchiesta con i provvedimenti di custodia cautelare richiesti ed ottenuti dal gip del Tribunale di Vibo Valentia. “E' un'indagine – ha dichiarato il procuratore facente funzioni Michele Sirgiovanni – che ha portato ad un quadro indiziario preciso. Si è operato in un contesto reso ancora più difficile dall'opera di depistaggio degli indagati che hanno fornito determinati alibi smentiti delle ricostruzioni effettuate con dati tecnici ed investigativi acquisiti. Fondamentale è stata la conoscenza dei carabinieri dell'area interessata, del retroterra dove è maturato il delitto e delle stesse persone. E' stato così offerta una ricostruzione minuziosa della vicenda”.

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Liberata GallaceMovente passionale. Per l'accusa, dunque, il movente del delitto è passionale. “L'omicidio – ha aggiunto Sirgiovanni – è maturato in un contesto di una relazione extraconiugale che l'indagata (Liberata Gallace nella foto) ha vissuto con estrema passionalità senza rassegnarsi all'idea che questa relazione potesse avere termine”.

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Ulteriori sviluppi. L'inchiesta non termina qui. C'è un altro filone che la Procura sta seguendo e riguarda eventuali complici. “Le indagini – ha confermato Sirgiovanni – prosegue per capire bene il ruolo di tutte le persone allo stato gravati dalla misura e per capire se ci sono complici o altre persone che hanno aiutato gli indagati a depistare le indagini e a rendere più difficile il lavoro”.