Boss della 'ndrangheta, "ruolo estremamente stressante". Ne era convinto Nazzareno Fiorillo, alias “U tartaru”, capo del clan di Piscopio. A rivelarlo è Renato Marziano, ex componente del clan,  collaboratore di giustizia dal 2018. In qualità di autista di Fiorillo, Marziano venne a conoscenza di dettagli su omicidi, faide interne e affari illeciti del gruppo, tra cui l'omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi. L’uccisione, avvenuta il 17 agosto 2006 lungo la provinciale tra Pizzo e Vibo Marina, fu legata a scontri tra clan locali. Marziano tira in ballo, oltre a Fiorillo, Michele Fiorillo detto “Zarrillo” e Rosario Mantino, affiliato al clan Tripodi.
Le ragioni del pentimento
Marziano spiega la sua scelta di collaborare con la giustizia: "Quando ero l’autista di Nazzareno Fiorillo ricevevo fino a 200 euro al giorno. Ma quando mi sono trovato in difficoltà economiche, nessuno mi ha aiutato, nonostante i miei gravi problemi finanziari". Ha poi aggiunto che il mancato sostegno del clan lo ha portato a smettere di credere negli "ideali di lealtà e rispetto" della 'ndrangheta.

L'omicidio di Pugliese-Carchedi
Marziano, si legge sempre su "il Quotidiano del Sud", ha ricostruito l’omicidio di Giuseppe Pugliese Carchedi, ucciso per una serie di provocazioni contro il clan Lo Bianco-Barba. Tra i fattori scatenanti, una relazione con la figlia di un esponente della cosca e un episodio in cui Pugliese avrebbe puntato un'arma contro Leonardo Fazio, un uomo vicino ai Lo Bianco. "Già prima dell'omicidio, Pugliese era stato avvertito più volte, ma non ha cambiato atteggiamento", ha spiegato Marziano. L'uccisione avvenne in modo fortuito dopo che Pugliese, insieme a Francesco Macrì, ebbe una lite con un cameriere a Pizzo. Pugliese fu inseguito da Davide Fortuna, Rosario e Michele Fiorillo, che lo spinsero fuori strada e aprirono il fuoco.

Il malcontento nella cosca e la leadership di Fiorillo
Secondo Marziano, la leadership di Nazzareno Fiorillo stava generando malcontento all’interno del clan, soprattutto tra i giovani, che attendevano il ritorno di Michele Fiorillo, detto “Zarrillo”, dalla prigione. “Nazzareno era spesso propenso a fare accordi, indebolendo la reputazione del clan come sanguinari e temuti”, ha dichiarato il collaboratore. Anche Rosario Battaglia, esponente di spicco del clan, aspettava il ritorno di Zarrillo per rimettere ordine.

Nuove piste sull'omicidio Fiorillo
Marziano ha fornito nuovi dettagli anche sull'omicidio di Francesco Fiorillo, avvenuto il 15 dicembre 2015. Per questo delitto Antonio Zuliani è stato condannato in via definitiva, mentre altri imputati sono stati assolti. Secondo Marziano, l'omicidio sarebbe legato a questioni di droga e a faide interne alla cosca.

Il progetto omicidiario contro Moscato
Infine, il collaboratore ha rivelato un piano per uccidere Raffaele Moscato, killer del gruppo e poi collaboratore di giustizia. Moscato, nonostante fosse stato fedele ai Piscopisani, era malvisto da alcuni membri del clan per aver partecipato a operazioni di grande rilievo criminale. Il progetto omicidiario sarebbe stato discusso da Giuseppe Fazio e Nazzareno Fiorillo, con quest'ultimo che ironizzava sulla possibile morte di Moscato, definendo la sua collaborazione con la giustizia una "salvezza" per lui stesso.