Cinghiali, altri casi sospetti di peste suina: forte preoccupazione
Sta preoccupando il rilevamento di cinghiali affetti da peste suina in Italia.
Sono due gli altri casi sospetti di peste suina africana, dopo quello confermato a Ovada (Alessandria) su un cinghiale trovato morto. Li ha individuati, sempre su cinghiali, l'Istituto Zooprofilattico Piemonte Liguria e Valle d'Aosta (Izsplv) a Fraconalto (Alessandria) e Isola del Cantone (Genova) rispettivamente a una ventina e a una quarantina di chilometri di distanza.
La conferma della diagnosi, attesa per l'inizio della prossima settimana, spetta al Centro di Referenza Nazionale per le pesti suine (CEREP) dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche.
L'Istituto Zooprofilattico di Torino ribadisce che la peste suina non è trasmissibile all'uomo, ma si tratta di una delle più gravi malattie che può colpire la zootecnia ed è altamente trasmissibile tra i suini. Senza le dovute precauzioni, quindi, gli allevamenti suini sono considerati a grave rischio.
L'Unione nazionale dei consumatori prende posizione.
"Siamo molto allarmati e preoccupati per il caso di peste suina. Il ministero della Salute deve immediatamente attivare un monitoraggio per verificare la diffusione della malattia e avviare un piano di abbattimento di tutti gli animali infetti o potenzialmente infetti" afferma Agostino Macrì, esperto dell'Unione Nazionale Consumatori per la sanità pubblica veterinaria.
"Per questa seria malattia non esistono né vaccini né terapie, quindi l'unica possibilità e di eliminare tutti gli animali infetti, possibilmente prima che l'epizoozia si possa diffondere sul territorio e negli allevamenti suini, cosa che implicherebbe non solo gravissimi danni per gli allevatori, per il patrimonio zootecnico e le aziende di trasformazione, ma, in ultima analisi, anche per i consumatori per il rischio di rialzi del prezzo della carne suina e dei suoi derivati" conclude Macrì.
