Traffico di droga al porto di Gioia, chiesta la condanna del gruppo Brandimarte anche in appello
La procura generale ha chiesto piccoli sconti di pena per gli imputati nel processo "puerto liberado" che hanno scelto il rito abbreviato
di FRANCESCO ALTOMONTE
Piccoli sconti di pena, ma l'impianto accusatorio rimane inalterato. Il sostituto procuratore generale ha concluso questa mattina la requisitoria nel processo d'appello che vede alla sbarra la banda di narcos guidata dai fratelli Brandimarte finiti nell'inchiesta "puerto liberado".

Le richieste Il pg Giulia Pantano ha chiesto la conferma della condanna a 20 anni di carcere per Alfonso Brandimarte, mentre per suo fratello Giuseppe detto "Nuccio" ha chiesto 19 anni e sei mesi di reclusione, contro i 20 anni di condanna inferti in primo grado dal gup distrettuale lo scorso anno; Queste le altre richieste della procura generale: Rocco Gagliostro 9 anni, Antonio Staiti 9 anni e cinque mesi di carcere, Vincenzo Trimarchi 2 anni, Mario Ietto 11 anni e 10 mesi, Vincenzo Crisafi 12 anni e dieci mesi, Antonio Calabrò 13 anni e quattro mesi di reclusione, Antonio Campanella 12 anni, Antonio Femia (collaboratore di giustizia) 6 anni e sei mesi. Cheste infine la conferma delle condanne di primo grado per Giuseppe Galluccio, 10 anni, Vincenzo Caratozzolo, 12 anni e l'assoluzione di Davide Gentile, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Nico D'Ascola, condannato in primo grado a 10 anni di carcere, e Giuseppe Condello.
L’operazione I primi arresti dell’operazione sono stati effettuati nel luglio del 2014. Secondo l’accusa le persone finite nell'inchiesta della Dda avrebbero importato grossi quantitativi di droga dal Sud America per rivenderla in tutta Europa. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno scoperto l’esistenza di un gruppo di dipendenti del porto di Gioia che, sotto le direttive dei Brandimarte, riusciva a eludere i controlli di polizia e a garantire l’uscita dal porto dei carichi di cocaina.
