Accusata di aver favorito la latitanza del boss, arrestata insegnante 40enne (NOME)
Continuano a riservare sorprese le indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro. La Dda di Palermo ha chiesto e ottenuto l'arresto di una insegnante, Floriana Calcagno, 40 anni, che ha avuto una relazione con il latitante fino alla sua cattura ed è ora accusata di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena.
Agli atti dell'inchiesta sono finite decine di foto, estrapolate dai sistemi di videosorveglianza, che la ritraggono in compagnia del capomafia e che riprendono Messina Denaro circolare per strada tranquillamente in auto. Il padrino, in alcuni scatti, indossa un cappello a tesa larga e un foulard rosso.

A Calcagno i magistrati - il procuratore Maurizio de Lucia, l'aggiunto Paolo Guido e i pm Piero Padova e Gianluca De Leo- contestano, tra l'altro, di aver assicurato a Messina Denaro "sostegno logistico, aiuto e supporto morale e materiale, nel territorio di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo, Tre Fontane e in altre località della provincia di Trapani e di avergli assicurato, attraverso un sistema di staffetta e di scorta con la propria vettura, la possibilità di spostarsi da un comune all'altro in modo riservato".
La donna ha cercato di ridimensionare il suo rapporto con Messina Denaro sostenendo di aver capito solo dopo chi fosse davvero e riducendo a pochi incontri la loro relazione sentimentale. "Dichiarazioni assolutamente menzognere", scrivono i pm che oggi hanno chiesto e ottenuto l'arresto dell'insegnante. La donna ha riportato la conoscenza con il capomafia all'autunno del 2022.
"L'ultima volta che l'ho visto è stato in occasione dell'incontro di ottobre presso la sua abitazione; lui mi ha più volte chiesto di rivederci, ma io ho negato poiché la storia mi stava iniziando a creare forte tensione, trattandosi di storia clandestina in un piccolo centro cittadino e peraltro sentivo che non era una cosa che mi faceva stare bene", ha raccontato. "Le indagini, - scrivono i magistrati - in realtà, hanno appurato che la donna incontrava il latitante in altre occasioni, sempre nel covo, anche nel mese di dicembre".
Calcagno, mentendo, "era evidentemente ben consapevole della rilevanza degli incontri tutti peraltro concentrati in un ristretto arco temporale, segno che anche in questa fase, oltre che in quella estiva, qualcosa di rilevante doveva essere recapitato al capo mafia". La donna ha anche omesso di parlare dei tanti incontri avuto nell'estate col boss.
Per i magistrati sarebbe parte dell'articolata e "ristretta rete di soggetti totalmente asserviti al latitante per il soddisfacimento delle proprie esigenze personali". Inoltre le parentele della Calcagno, nipote e moglie di mafiosi, rendono poco credibile che non sapesse la vera identità dell'amico. "In un contesto quindi di rapporti e relazioni quanto meno grigie ed in cui, come visto, la donna non ha mai smesso ad esempio di tenere rapporti con la famiglia Luppino, non può ritenersi credibile che abbia compreso solo dopo il 16 gennaio 2023 che quell'uomo con cui aveva intrecciato una relazione fosse Matteo Messina Denaro", dicono i magistrati.
