Un ostacolo allo sviluppo in un territorio dove regnano i silenzi complici e dove tutto si risolve con la solita liturgia del messaggio di solidarietà

di VINCENZO VARONE

Il Vibonese è sotto tiro. La criminalità organizzata spadroneggia. Il racket delle estorsioni continua a dettare, senza ritegno, le sue regole sinistre che da anni devastano il territorio e la sua economia, ostacolando sul nascere qualsiasi forma di sano e concreto sviluppo e impedendo ai giovani intraprendenti di poter sognare, di fare impresa, di impegnarsi insomma in prima persona nella loro terra senza dover sottostare ai ricatti di questa gentaglia senza scrupoli.

L'omertà. In questo clima, il silenzio, il mezzo silenzio e le machere omertose fanno il resto. Tutto, inoltre, passa spesso sottotraccia e si risolve nei palazzi del potere e non solo, quasi a volersi lavare la coscienza e ad apparire come sensibili al problema, con la solita liturgia del messaggio di solidarietà attraverso le solite frasi di circostanza e con il copia e incolla oggi tanto in voga. Ogni tanto ci scappa anche qualche sfilata e qualche grido accorato. Ma in concreto si fa poco o nulla.


Gli obiettivi. Lo scenario non muta e i problemi restano incollati nelle case delle povere vittime che giorno dopo giorno devono fare i conti con i sistemi del racket: incendi, colpi d’arma da fuoco, e taniche di benzina in bella mostra. A ciò bisogna aggiungere la comprensibile paura di chi subisce per l’incolumità dei propri familiari. Un imprenditore che abbiamo sentito in questi giorni è apparso deciso a non mollare, ma nello stesso tempo amareggiato e preoccupato. Da qui la sua richiesta di più sicurezza.

La riflessione. Monsignor Giuseppe FiorIllo, che la realtà del Vibonese la conosce bene, l’altro ieri su “Gazzetta del Sud” lo diceva a chiare lettere: “Abbiamo l’ impressione di trovarci nella terra di nessuno. La gente e in modo particolare i piccoli imprenditori, che sono costretti ad affrontare giorno dopo giorno un’infinità di difficoltà, sono sconfortati e vengono presi dalla tentazione di trasferirsi altrove, poiché non hanno la possibilità di crescere e di ingrandirsi in quanto poi arrivano le arpie che si prendono tutto. Stesso discorso per quei giovani che vorrebbero intraprendere qualche attività imprenditoriale e che a causa di questo clima vengono scoraggiati. Bisogna intervenire. Per questo tipo di reati ci vogliono pene certe. Chi denuncia non deve correre il rischio di trovarsi poco tempo dopo l’ autore del reato libero e sotto casa. I cittadini – concludeva monsignor Fiorillo - hanno bisogno di sicurezza”. Esatto. La terra di nessuno, dove l’alternativa per chi vuole mettere a frutto i suoi talenti e la sua voglia di fare è la valigia. Ma, nonostante tutto, da queste parti si continua a danzare e a far festa facendo sistematicamente finta di niente. Il re è nudo, ma i suoi cortigiani al suo passaggio continuano a “sfoderare” i loro applausi sudaticci e complici.