La maggior parte degli imputati ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato

Parte, nell’aula bunker di Catanzaro, il processo a più di cinquanta persone, considerate gregari e affiliate alla cosca Giampà di Lamezia, ritenute partecipi di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti che avrebbe fatto riferimento alla cosca lametina. Per quarantacinque di queste si tratta di reati per i quali sono recidivi.

Un’operazione, chiamata “Bianco e Nero”, che aveva visto impegnata sia la Squadra Mobile di Catanzaro che il Commissariato di Lamezia e che aveva portato a 48 perquisizioni, tre arresti e tre denunce.

Dopo il rinvio nella scorsa udienza per un difetto di notifica ad uno dei difensori, oggi il processo ha preso formalmente il via: sono state sollevate alcune questioni preliminari da parte dei legali degli imputati e sono state avanzate le richieste di rito alternativo. La maggior parte degli imputati ha chiesto di essere giudicata con rito abbreviato, mentre altri, tra cui figurano Vincenzino Greco e Antonio Donato, hanno chiesto di essere giudicato con rito ordinario e il giudice Zampaoli ha fissato al 4 luglio l’udienza preliminare per le discussioni per quelli che hanno scelto il dibattimento.

Sempre in quella data il Gup ammetterà o meno il rito alternativo per gli altri imputati, mentre la requisitoria del pubblico ministero Elio Romano è stata fissata a metà luglio.

Nel collegio difensivo, compaiono tra gli altri, gli avvocati Salvatore Cerra, Aldo Ferraro, Antonio Larussa, Leopoldo Marchese, Lucio Canzoniere, Giuseppe Spinelli, Nicola Aloisio e Antonio Lomonaco.

Secondo il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Elio Romano, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per 57 persone, tra il 2004 e il 2012, l’organizzazione, che faceva capo agli esponenti di spicco della cosca Giampà, avrebbe avuto il controllo del narcotraffico, nell’area di Lamezia “quale epicentro del traffico della droga”, e aveva evidenziato “capacità di approvvigionamento nelle province di Reggio Calabria (Area di Rosarno), Vibo Valentia (area di Maierato e Limbadi), Cosenza, Crotone e Milano e si è dimostrato attivo nella commercializzazione di quantitativi anche ingenti, di sostanza stupefacente: cocaina, eroina, marijuana e hashish anche proveniente dal Sudamerica”.

Spaccio che sarebbe stato finalizzato anche a rimpinguare le casse della cosca per acquistare armi e mezzi per i delitti, oltre che per la retribuzione periodica degli affiliati e l’acquisto di ulteriori stupefacenti in una viziosa sorta di circolo economico.