Omicidio Colloca nel Vibonese, processo impantanato e il legale delle parti civili rimette il suo mandato
Non sarà semplice far luce sull’omicidio di Nicola Colloca, l’infermiere di Vibo Valentia, il cui cadavere venne ritrovato carbonizzato il 25 settembre 2010. Il processo è ancora bloccato nella fase dell'udienza preliminare e non si vede alcuna luce in fondo al tunnel. A distanza di nove anni ancora non si è riuscito a disincagliarlo dalle secche in cui ristagna da tempo. E ieri il legale delle parti civili, l'avvocato Diego Brancia, al cospetto del giudice per le indagini preliminari Pia Sordetti ha annunciato di aver rimesso il proprio mandato, dopo aver constatato la inutilità del mio ruolo. "Dopo quasi dodici mesi abbiamo (forse) ottenuto il duplicato dei file audio delle intercettazioni. Di questo passo - ha tuonato il difensore - serviranno altri dieci anni per stabilire la verità". Una provocazione forte quella dell'avvocato Brancia che ancora una volta denuncia la lentezza dei procedimenti giudiziari.
L'inchiesta. Sono otto gli indagati nell'ambito del processo che dovrebbe far luce sulla morte dell'infermiere. Si tratta della ex moglie, del figlio e dei cognati della vittima. L’ipotesi degli inquirenti è che Nicola Colloca sia stato colpito con un oggetto, caricato a bordo della sua auto e bruciato ancor prima della morte causata dall’emorragia alla testa mentre l’incendio divampava. Alla base dell'omicidio - secondo i magistrati - motivi di carattere economico, in particolare a questioni legati all’eredità di circa 200 mila euro, i risparmi accumulati in una vita dall’infermiere.
