Vibonese calcio, il futuro è una corsa contro il tempo
In tempi strettissimi è necessario reperire i 300mila euro necessari per completare la stagione. Tra stallo burocratico e l'ombra di una cordata reggina, la città cerca di salvare la squadra
Il campo ha dato il suo verdetto, regalando contro il Sambiase un sorriso che mancava da troppo tempo. Il successo ottenuto nel derby non è stato soltanto un esercizio di superiorità tecnica o una boccata d’ossigeno per la classifica rossoblù; è stato, sopra ogni cosa, un’iniezione di fiducia vitale per un ambiente che nelle ultime settimane era sprofondato in un pessimismo cupo. I tre punti conquistati restituiscono dignità e orgoglio a una piazza che ha fame di grande calcio, ma la realtà è che la gioia del rettangolo verde rischia di essere soffocata da una crisi extra-sportiva che definire complessa è un eufemismo.
Il nodo delle quote e lo stallo istituzionale
Mentre la squadra lotta su ogni pallone, dietro le quinte il tempo scorre inesorabile e le lancette sembrano girare al doppio della velocità. Il dato di fatto che gela gli entusiasmi riguarda l’attuale stallo societario, un paradosso burocratico che tiene in scacco il club. Rino Putrino, la figura di garanzia individuata dal sindaco Enzo Romeo per traghettare la società dopo le dimissioni del presidente Ferdinando Cammarata, sta lavorando senza sosta. Il primo cittadino ha puntato su un uomo che gode di enorme credibilità presso la tifoseria, un "commissario" di fatto che però si trova a combattere a mani nude contro un muro di carte e procedure.
Il problema principale è di natura formale: Cammarata detiene ancora il 60% delle quote. Senza il coinvolgimento diretto del socio di maggioranza, la macchina amministrativa è paralizzata. Non è possibile convocare il consiglio di amministrazione, non si possono ratificare passaggi di proprietà definitivi, non si può, in sintesi, agire. Uno stallo che blocca i fatti, nonostante le parole di disponibilità circolate negli ultimi giorni. L’obiettivo primario rimane uno solo: la creazione di una cordata "made in Vibo" capace di mettere sul tavolo, in tempi record, i 300mila euro necessari per onorare gli impegni e concludere dignitosamente la stagione in corso.
Trattative febbrili e nomi in campo
Le interlocuzioni condotte da Putrino sono frenetiche. Diversi degli imprenditori interpellati hanno manifestato la volontà di impegnarsi per il rilancio del club, ma preferirebbero farlo a partire dalla prossima stagione. L'idea di accollarsi oneri e spese generati da gestioni precedenti frena gli entusiasmi. Tuttavia, in queste ore decisive, la speranza della città è rivolta verso alcune figure chiave del tessuto produttivo e sociale locale. In prima fila c’è Pasquale Fera, guida della Cooperativa Stella del Sud e attuale presidente del San Nicola-Chiaravalle. La sua solidità imprenditoriale, unita all'esperienza sportiva, rappresenta una garanzia. Accanto a lui, i contatti sono costanti con Rocco Colacchio, presidente di Confindustria Vibo, e con Antonello Fuscà, il cui cognome evoca i fasti del padre Carmelo, storico e indimenticato presidente rossoblù. Fuscà sembra aver già espresso un assenso di massima al progetto, un segnale che potrebbe scatenare un effetto domino positivo. Inoltre, per non lasciare nulla di intentato e per restituire la squadra ai suoi tifosi, nei prossimi giorni verrà lanciata ufficialmente una piattaforma di azionariato popolare. L’obiettivo è coinvolgere ogni singolo cittadino, rendendo la salvezza della Vibonese un’impresa collettiva.
L'alternativa reggina: ultima spiaggia o minaccia?
Ma cosa succederebbe se il territorio non dovesse rispondere all'appello? Il piano B è già pronto, anche se amaro per il campanile vibonese. Una cordata proveniente dal Reggino, rappresentata dall'avvocato Praticò che nelle prossime ore incontrerà Pippo Caffo ha già manifestato un interesse concreto per rilevare le quote di Cammarata. È un'opzione che prenderebbe corpo istantaneamente qualora il fronte locale dovesse sgretolarsi definitivamente.
