Non è stata una semplice presentazione editoriale, ma un vero e proprio atto d’amore verso le proprie origini. Una sala gremita, vibrante di attenzione e partecipazione, ha fatto da cornice alla prima uscita pubblica del libro “Identità linguistiche: Piscopio e la genesi del suo dialetto”, opera del ricercatore Antonio Piperno.
​L’incontro ha offerto una riflessione profonda sul valore del linguaggio come custode dell’anima di un popolo. Accanto all’autore, Domenico Servelli e il direttore editoriale di Libritalia, Simona Toma, hanno tracciato un percorso che ha unito il rigore della ricerca scientifica alla forza dell'emozione identitaria.
​Il cuore dell'opera risiede nel meticoloso lavoro di scavo compiuto da Piperno. L’autore è riuscito a dimostrare come le parole che risuonano quotidianamente tra i vicoli di Piscopio non siano semplici "storpiature" del tempo, ma reperti vivi che affondano le radici nel greco e nel latino arcaico.
​"Ogni termine dialettale è una capsula del tempo", è emerso durante il dibattito. "Riportare alla luce queste etimologie significa restituire dignità a una storia millenaria che rischiava di sbiadire".
​La narrazione di Piperno ha saputo intrecciare la precisione accademica con una passione contagiosa, trasformando una serata culturale in un’esperienza collettiva di riscoperta.
​Il momento più alto dell'evento è stato il confronto con il pubblico. La presentazione si è trasformata in un laboratorio di memoria condivisa: tra domande tecniche e testimonianze personali, i presenti hanno rievocato aneddoti e modi di dire, confermando come il dialetto sia ancora una lingua pulsante, capace di definire i legami sociali della comunità.
​In chiusura, è emerso un messaggio chiaro: il dialetto non è un retaggio del passato da osservare con nostalgia, ma un patrimonio da custodire e tramandare. L'obiettivo ambizioso dell'opera di Antonio Piperno è proprio quello di consegnare alle nuove generazioni le chiavi per comprendere chi sono e da dove vengono. Un momento di condivisione autentica che ha ribadito come, in un mondo sempre più globalizzato, la specificità della propria lingua locale resti il presidio più saldo della propria identità.