“Lavoravo tutti i giorni compresi i festivi, in particolare nei giorni di martedì, giovedì e domenica lavoravo fino alle ore 02.00 del giorno successivo. Non mi sono mai state pagate ferie e i giorni di riposo non mi venivano pagati, né avevo altre forme di recupero. Non mi sono state mai pagate ore di lavoro eccedenti”. Sono alcune delle dichiarazioni rese agli investigatori da parte dei lavoratori del Bangladesh che hanno avuto il coraggio di denunciare i loro “datori” di lavoro, che li sfruttavano quotidianamente. Si tratta di cittadini extracomunitari sfruttati e tenuti in condizioni di vita spietate, senza diritti e costantemente minacciati verbalmente e fisicamente, da cinque imprenditori di Amantea, soci di un’azienda che opera nel settore agricolo, e due connazionali che avevano il ruolo di intermediatori.

Lo sfruttamento. “Dalle indagini emerge chiaramente la condizione lavorativa di queste persone assolutamente difficile e senza alcuna tutela. Fortunatamente abbiamo messo fine a quanto accadeva grazie alla fiducia che i lavoratori ha riposto nei confronti delle istituzioni”. Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni, commentando l’operazione ribattezzata “Uomini o caporali“, che ha portato all’arresto ai domiciliari di sette persone, cinque imprenditori italiani e due stranieri.

L'inchiesta. Le indagini partono dalla denuncia di quattro lavoratori extracomunitari, che non sopportavano più di vivere in condizioni disumane. “Il coraggio dei quattro lavoratori stranieri – ha poi aggiunto il vicequestore Giuseppe Zanfini – che hanno denunciato, è stato fondamentale. Noi di contro abbiamo lavorato celermente per porre fine ai continui soprusi a cui erano costretti. Abbiamo riscontrato che in alcuni casi hanno lavorato anche 26 ore consecutive ed erano sottoposti a condizioni di vita disumane, alle quali sottostavano per non perdere lo stipendio che percepivano, trenta euro al giorno”. Anche in occasione del Ramadan, i lavoratori erano costretti a turni di lavoro massacranti e arrivavano a casa a fine giornata stremati.

I sindacati. Sulla vicenda sono intervenuti i sindacati che hanno espresso un plauso al lavoro condotto dal Commissariato di Paola e dalla Procura. “Le indagini che hanno portato, ad Amantea, a sette arresti e al sequestro di un’azienda agricola - è scritto in una nota a firma dei segretari generali regionali di Fai Cisl Michele Sapia, Flai Cgil Bruno Costa e Uila Uil Nino Merlino - fanno venire alla luce un’altra squallida e terribile vicenda di caporalato e di sfruttamento in agricoltura”.

“Le condizioni disumane, di vera e propria schiavitù, in cui erano tenuti i lavoratori bengalesi liberati dalla Polizia, costretti a turni massacranti per un salario da fame - proseguono Sapia, Costa e Merlino - non sono purtroppo l’unico esempio di un fenomeno dalle radici antiche, presente in tutta la Calabria come anche altre operazioni delle forze dell’ordine hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica; una vera e propria piaga sociale che si accompagna al lavoro nero, alla mancata applicazione dei contratti di lavoro, a forme di concorrenza sleale, e che deve essere contrastata con ogni mezzo. Mentre va il plauso e il ringraziamento delle organizzazioni dei lavoratori alla Magistratura e alle forze di Polizia per l’operazione di Amantea, vogliamo evidenziare che al loro impegno si devono unire la consapevolezza della gravità di queste forme di prevaricazione e il rifiuto di esse da parte di ogni imprenditore e dell’intera società. C’è bisogno di più prevenzione e informazione, a partire dalla legge 199 del 2016. A questo mirava l’incontro del 4 giugno scorso tra la Fai Cisl, la Flai Cgil e l’Uila Uil della Calabria e l’Assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, un confronto sul problema del caporalato richiesto dalle organizzazioni sindacali e che dovrà continuare: l’obiettivo è, infatti, quello di concordare, con le istituzioni e gli attori sociali del comparto, azioni di contrasto dello sfruttamento nel lavoro agricolo e dell’infiltrazione della criminalità in questo settore. Il caporalato è “un male antico e sempre presente, magari sotto forme diverse nel tempo e spesso ignorato”, hanno scritto anche i Vescovi della Calabria in una nota recente: è giunto il momento – concludono Sapia, Costa e Merlino – di stroncarlo con l’impegno di tutti”.

Il ministro Bellanova: “Si dimostra l’efficacia della legge contro il caporalato”
Il ministro alle politiche agricole Teresa Bellanova ha commentato l’indagine della Procura di Paola: “Continuiamo a lavorare per rafforzarla ulteriormente nella parte della prevenzione e restituiamo a questi uomini una vita e un lavoro dignitosi, togliendoli dall’invisibilità”.

Stranieri sfruttati nei campi a poco più di un’euro l’ora, in sette ai domiciliari. I dettagli dell’operazione