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Per anni avrebbero governato affari, equilibri criminali e rapporti con pezzi delle istituzioni nel Vibonese, muovendosi tra turismo, sanità e politica. È il sistema ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nella requisitoria del maxi processo Maestrale, conclusa con 168 richieste di condanna per 181 imputati del rito ordinario, per un totale di circa 1740 anni di carcere.

Tra i nomi di spicco figurano quelli ritenuti ai vertici della ‘ndrangheta locale, come Luigi Mancuso e Giuseppe Antonio Accorinti, alias “Peppone”, ma anche Giuseppe Armando Bonavita, indicato come capo dell’omonima cosca di Briatico. Nel mirino anche le articolazioni di Mileto, con richieste pesanti per esponenti delle famiglie Galati, Mesiano, Pititto e Tavella, coinvolte in sanguinose faide.

La requisitoria ha toccato anche la cosiddetta “zona grigia”: chiesti 8 e 9 anni per gli imprenditori Emanuele e Francescantonio Stillitani, 21 anni per Domenico Colloca e 14 anni per l’ex dirigente medico Cesare Pasqua, in relazione ai presunti condizionamenti nella sanità. Dopo le parti civili, il processo proseguirà con le difese in attesa della sentenza.