Attivato sull’intero territorio calabrese il servizio di ritiro, trasporto e smaltimento delle carcasse dei cinghiali - abbattuti con l'attività sia di selezione che di braccata - che risultino positivi a varie patologie tra le quali Tbc, trichinella, peste suina africane. A renderlo noto l’assessorato regionale all’Agricoltura, guidato da Gianluca Gallo. “L’attivazione di questo servizio – spiega l’assessore Gallo – è fondamentale nell’ottica della sicurezza e rappresenta un nuovo, ulteriore passo del percorso intrapreso dalla Giunta e dall’Assessorato per arginare l’emergenza ungulati”.

Animali smaltiti in sicurezza e con rapidità. L’iniziativa, coordinata dal settore “Servizi di gestione dei rifiuti speciali”, era stata pianificata nelle settimane passate, in sede di lavori della Consulta faunistica regionale, con l’impegno dell’assessorato a garantire un concreto sostegno al prezioso lavoro dei selettori, messi ora in condizione di poter svolgere con maggior celerità il proprio lavoro, considerato che i capi abbattuti – in particolare quelli affetti da patologie varie - potranno essere smaltiti in sicurezza e con rapidità.

Servizio non più gestito dai Comuni. “Voglio sottolineare - aggiunge Gallo - che siamo riusciti a raggiungere questo risultato grazie alla collaborazione fattiva tra mondo venatorio, istituzioni, associazioni ambientaliste ed agricoltori”. “Il servizio di smaltimento – aggiunge l’assessore - non sarà più gestito dai Comuni, che in precedenza, in base ad un disciplinare del dipartimento Sanità, individuavano le aree dove interrare le carcasse degli animali malati".

Intervento entro un'ora dalla segnalazione. "Per la prima volta, adesso, entro un’ora dalla segnalazione - conclude l'assessore - la ditta aggiudicataria del servizio preleverà la carcassa e si occuperà di smaltirla, con grande beneficio anche dell’ambiente, in quanto i terreni saranno preservati da scorie dannose. Insomma, una piccola, grande rivoluzione, nell’attesa che il Governo adotti le misure da tempo annunciate per garantire alle Regioni, sul piano giuridico, i mezzi per potenziare le attività di contenimento della proliferazione degli ungulati”.