La ‘ndrangheta calabrese ha avuto diversi rapporti con Cosa nostra: dall’aiuto nelle stragi alla corruzione dei giudici, passando per il trasporto di armi e droga. A dirlo questa mattina, nel corso del maxi processo Rinascita Scott, è stato il pentito siciliano Gaspare Spatuzza. Non si tratta di un nome qualunque: arrestato nel 1997, collaboratore di giustizia dal 2008, è stato un esponente di spicco della famiglia mafiosa dei Graviano del quartiere palermitano di Brancaccio. È stato lui a uccidere, materialmente, don Pino Puglisi, a rapire il piccolo Giuseppe Di Matteo (poi sciolto nell'acido), oltre ad aver avuto un ruolo rilevante nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio, nonché in quelle di Roma, Firenze e Milano.

La "sinergia stragista" e i carabinieri uccisi in Calabria.
Interrogato dal pm Annamaria Frustaci nell’aula bunker di Lamezia, Spatuzza - in collegamento da un sito riservato - ha raccontato che nel gennaio del ’94, quando era in preparazione l’attentato all’Olimpico di Roma contro i carabinieri, erano in attesa della conferma di Giuseppe Graviano per poter agire. Nell’attesa, "visto che era tutto pronto", lui aveva proposto di uccidere Salvatore Contorno, che tempo prima avrebbe ucciso il fratello dello stesso Spatuzza. A quella richiesta gli era stato però risposto che “bisognava muoversi a fare l’attentato a Roma perchè i calabresi si erano mossi”. In che senso? “Erano stati uccisi dei carabinieri in Calabria”. C’era, quindi, un collegamento: “Questo fatto indica che c’era una sinergia stragista - evidenzia Spatuzza - tra Cosa Nostra e la Calabria".

Uomini della 'ndrangheta coinvolti nelle stragi.
Il coinvolgimento nelle stragi viene presunto anche da un altro episodio a cui Spatuzza ha assistito personalmente. “Mentre eravamo in prigione avevo detto a Filippo Graviano - racconta il pentito - che napoletani e calabresi si lamentavano perchè dicevano che se c’è il regime del 41 bis (il "carcere duro", ndrla colpa è dei siciliani e delle stragi. Lui mi rispose che queste persone 'farebbero bene a parlare con i loro padri prima di aprire la bocca'”. Cosa voleva dire? “Secondo me che non sapevano che gli uomini di comando erano coinvolti nelle stragi, sia calabresi che napoletani”.

I soldi dei calabresi per "aggiustare" i processi in Sicilia.
Non si tratta però dell’unico caso. Mentre nel 1998 era in carcere insieme ai fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, cui lo lega un’amicizia “fraterna”, “quando abbiamo saputo che in quell’istituto c’era anche Mariano Agate" - di Mazara del Vallo, che "veniva paragonato come livello a quello di Salvatore Riina" - Giuseppe Graviano disse che "proprio a lui cercavo, gli ho dato barche di soldi per sistemare un processo”. Nello specifico si trattava di due tranche di 500 milioni di lire che, riporta il verbale dell’interrogatorio di Spatuzza, “erano state messe a disposizione dagli amici calabresi". Sarebbero servite per aggiustare, in Cassazione, il processo Golden Market: "Giuseppe Graviano mi spiegò che gli amici calabresi Piromalli-Molè si sarebbero mossi su richiesta di Mariano Agate”.

La barca per andare a prendere l'hashish in Marocco.
I rapporti tra ‘ndrangheta e Cosa nostra sono stati utili alle consorterie mafiose anche per portare avanti traffici di droga e armi. “So, per sentito dire, di due fratelli Notargiacomo che sono stati ospitati dalla famiglia Graviano negli anni ’80 nel villaggio Euromare, con loro hanno fatto anche un trasporto d’armi”. Così come lo stesso Spatuzza, personalmente, ha avuto a che fare con altri due fratelli di cui oggi non ricordava il nome: “Nel ’93 siamo a Roma per una questione stragista, quello che ci metteva a disposizione la base logistica era Antonio Scarano, che era calabrese, che ci disse che c’erano dei calabresi che avevano bisogno di una barca per andare a prendere della droga in Marocco". Questo aiuto poi venne effettivamente fornito e "l'hashish è poi sbarcato nelle coste palermitane, è stato anche custodito dalla famiglia di Brancaccio, e poi è stato trasportato a Milano”.