'Ndrangheta nel Vibonese, l'ex killer racconta la sua scalata ai vertici del clan (NOME)
E su Mantella: “Appresi dai giornali che cantava”
Onofrio Barbieri, ex killer del clan Bonavota di Sant’Onofrio e dal 2023 collaboratore di giustizia, racconta alla Dda di Catanzaro la sua carriera criminale, iniziata in giovane età. «Sono nato a Vibo Valentia e ho sempre vissuto a Sant'Onofrio», spiega nei verbali (riportati dall'edizione di oggi de "il Quotidiano del Sud"), precisando che i suoi genitori non avevano legami con la criminalità. I primi reati risalgono ai 16-17 anni, tra cui una rapina a un magazzino e il possesso di una pistola nel 2002. La svolta arriva nel 2004, quando si unisce ai Bonavota: «Io, Pasquale, Domenico e Nicola Bonavota, e Francesco Fortuna volevamo comandare Sant’Onofrio». Barbieri afferma di non aver mai partecipato ai riti di affiliazione: «Non sono mai stato rimpiazzato, né ho ricevuto battesimi. Non mi interessavano queste cose, a differenza di altri». Sostiene che Domenico Bonavota e Fortuna si fossero rivolti a Rocco Anello per ricevere cariche nella ’ndrangheta. Anello, secondo il collaboratore, era anche un finanziatore del clan: «Ci dava soldi per le attività, sia lecite che illecite, e ci aiutava nell’acquisto di droga e armi». Dal 2004 il gruppo inizia a riunirsi nella campagna di Nicola Bonavota per pianificare attività illecite: «Lì decidevamo chi toccare con le estorsioni, chi dovevamo ammazzare, organizzavamo i traffici di droga». Barbieri descrive il ruolo dei fratelli Bonavota e degli altri affiliati, spiegando che Pasquale, pur vivendo a Roma, «veniva costantemente aggiornato su estorsioni e omicidi».
Tra i reati raccontati, il collaboratore indica l’omicidio di Alfredo Cracolici nel 2002, attribuito a Domenico Bonavota e altri complici: «Mi disse che aveva deciso con il fratello Pasquale di compiere il delitto e che lo aveva commesso con Salvatore Priamo, Antonino Lopreiato e Bruno Cugliari». La versione coincide con quella di un altro pentito, Francesco Fortuna. Barbieri ammette di aver partecipato a numerose estorsioni, come quella ai danni dell’imprenditore Sardanelli nel 2004, su ordine di Domenico Bonavota: «Mi occupai personalmente di collocare presso la sua azienda una bottiglia di benzina, facendomi accompagnare da Giuseppe Tamburro». Sostiene che l’imprenditore fosse sotto estorsione da circa vent’anni e che, dopo l’intimidazione, «non furono più necessari altri atti».
Nel 2016, con il pentimento di Andrea Mantella, Barbieri decide di fuggire: «Avevo appreso dai giornali che questo aveva iniziato a cantarsela e, sapendo che mi avrebbero arrestato, scappai in un villaggio a Cropani Marina». Tuttavia, nel 2023 sceglie di collaborare con la giustizia, svelando dettagli su omicidi, estorsioni e traffici illeciti del clan Bonavota.
