Processo sulla presunta rete di ’ndrangheta: chieste sei condanne fino a 15 anni (NOMI e DETTAGLI)
La Dda conclude la requisitoria. La pubblica accusa ha sostenuto che il gruppo potesse contare su una rete di prestanome e professionisti per reinvestire capitali illeciti e creare società utilizzate
Si avvia verso la fase conclusiva il processo sulla presunta rete mafiosa radicata nel Comasco e ritenuta collegata alla ’ndrangheta calabrese. Davanti al Tribunale di Monza, le pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Paola Biondolillo e Sara Ombra, hanno chiesto sei condanne con pene comprese tra i 3 e i 15 anni di reclusione per gli imputati coinvolti nell’inchiesta sfociata negli arresti del 2021.
La posizione più delicata resta però quella di Michele Oppedisano, considerato dagli inquirenti figura centrale dell’organizzazione, per il quale non è stata avanzata alcuna richiesta di condanna. I giudici hanno infatti disposto una perizia medica per accertare eventuali problemi neurologici che potrebbero aver compromesso le sue capacità cognitive e processuali. La sua posizione è stata quindi separata dal resto del procedimento.
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe avuto una propria base operativa all’interno del supermercato “Paper Market” di Correzzana, nel Monzese, luogo dove sarebbero avvenuti incontri e riunioni finalizzate al coordinamento delle attività illecite. Gli investigatori ritengono che il sodalizio operasse attraverso un sistema strutturato, capace di muoversi tra estorsioni, riciclaggio e infiltrazioni nel tessuto economico lombardo.
Tra gli imputati figura anche il figlio di Michele Oppedisano, Pasquale, per il quale la Procura ha chiesto la pena più alta: 15 anni di carcere. Richiesti inoltre 7 anni per Michele Cutrì e Vincenzo Papasidero, 5 anni e mezzo per Santo Paviglianiti, 4 anni per Aldo Bosina e 3 anni per Massimo Fedele.
Nel corso della requisitoria, la pubblica accusa ha sostenuto che il gruppo potesse contare su una rete di prestanome e professionisti per reinvestire capitali illeciti e creare società utilizzate, secondo gli inquirenti, per l’emissione di false fatture e la regolarizzazione fittizia di lavoratori stranieri. Al centro delle contestazioni anche presunti episodi di intimidazione ed estorsione ai danni di operatori economici e promotori finanziari.
Il procedimento vede costituita parte civile anche WikiMafia, enciclopedia online sulle mafie fondata a Milano nel 2012. Per la Dda, il processo rappresenterebbe un ulteriore tassello investigativo nella comprensione delle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia e un collegamento ideale con l’inchiesta “Infinito” del 2010, nella quale Michele Oppedisano era già stato coinvolto.
Tutti gli imputati hanno respinto le accuse. Il processo riprenderà a giugno con le arringhe difensive e con il conferimento dell’incarico per la perizia medica sull’imputato principale.
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