'Ndrangheta, condanna annullata (NOMI)
Colpo di scena nel processo “Faust”: la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna per associazione mafiosa nei confronti di Raffaele e Salvatore Belcastro, padre e figlio, entrambi condannati in appello a 12 anni di reclusione. I due erano stati ritenuti partecipi, con ruoli ritenuti di rilievo, della cosca di 'ndrangheta “Pisano”, nota come i diavoli di Rosarno.
A ottenere l’annullamento è stato l’avvocato Domenico Infantino, difensore dei Belcastro, che aveva impugnato la decisione della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 17 aprile 2024. La sesta sezione penale della Suprema Corte (presidente Ercole Aprile), all’esito della discussione, ha accolto il ricorso aprendo così la strada a un nuovo giudizio di secondo grado.
Le motivazioni e i rilievi della difesa
L’annullamento arriva nonostante due precedenti condanne conformi nei gradi di merito. A convincere i giudici della Cassazione sono state le numerose censure sollevate dalla difesa, che hanno riguardato – come evidenziato dallo stesso avvocato Infantino – “il ragionamento probatorio sulla sussistenza della cosca Pisano”, fondato su dichiarazioni generiche di collaboratori e su un presunto contrasto familiare privo di rilievo mafioso. Inoltre, la Cassazione ha riscontrato un travisamento degli atti, in particolare per quanto riguarda presunti precedenti giudiziari attribuiti alla cosca. Significativo, secondo la difesa, anche il fatto che nel troncone parallelo del processo “Faust”, celebrato con rito ordinario davanti al Tribunale di Palmi, siano stati assolti tutti gli altri imputati per il reato associativo, “perché il fatto non sussiste”.
L’inchiesta e le accuse
L’operazione “Faust” scattò l’8 gennaio 2021. Coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, l’inchiesta portò a 49 arresti in Calabria e in diverse regioni italiane. Le accuse a vario titolo spaziavano dall’associazione mafiosa allo scambio elettorale politico-mafioso, dal traffico di stupefacenti al tentato omicidio, fino a estorsioni e usura. Secondo l’impianto accusatorio, la cosca Pisano avrebbe avuto un ruolo attivo nel narcotraffico e nelle estorsioni nella Piana di Gioia Tauro, intrecciando rapporti con altre storiche famiglie di ‘ndrangheta come i Pesce, i Piromalli e i Bellocco.
Ma l’ipotesi dell’esistenza della cosca “Pisano” è ora rimessa in discussione. “L’annullamento con rinvio – ha commentato l’avvocato Infantino – dimostra come anche le ricostruzioni apparentemente solide possano vacillare di fronte a un esame attento e rigoroso dei fatti”. Ora la parola torna alla Corte d’Appello, che dovrà rivalutare la posizione dei Belcastro alla luce delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte.
