Lei si chiama Marta, ha 23 anni, ed è al primo anno della laurea magistrale in economia aziendale all’Università della Calabria di Cosenza. Ha perso la madre lo scorso ottobre, e adesso in casa sono rimasti solo lei, il padre e la sorella Giada, praticante avvocato (quindi senza stipendio). Il padre è un piccolo imprenditore del Crotonese che ha visto il proprio reddito azzerato a causa del lockdown che ha costretto alla chiusura tante piccole realtà imprenditoriali. Nonostante l’isolamento domiciliare a Crotone, però, rimane da pagare l’affitto della stanza a Cosenza. Senza dimenticare la rata delle tasse universitarie, in scadenza tra circa un mese. Ma con quali soldi?

Tanti studenti che non riesco a far fronte alle spese. La sua rientra tra le 74.500 famiglie calabresi che a causa dell’emergenza hanno perso il 100% delle proprie entrate. E come lei ci sono tanti altri studenti che non hanno la possibilità di far fronte, in questa situazione di forte crisi, a tutte le spese che comporta studiare all’università per provare a costruirsi il proprio futuro. L’unico sostegno sono i 600 euro previsti dal Governo che, nel caso della famiglia di Marta, non sono ancora arrivati. E quando arriveranno ci saranno spese più urgenti a cui pensare, con il rischio di dover mettere l’università in secondo piano e non poter, in questo modo, dare esami.

Per gli affitti è necessario un accordo con il proprietario. Per il problema dell'affitto gli universitari, come tutti gli inquilini, sono costretti a far ricorso al buon cuore dei proprietari. L’unica possibilità è infatti quella di raggiungere un accordo per la riduzione del canone. Abbiamo contattato un’agenzia immobiliare di Cosenza - che si occupa di gestire anche le case date in affitto agli universitari - la quale ci ha spiegato che qualche proprietario ha acconsentito a una riduzione: a volte solo di 50 euro, a volte dimezzando la quota. Ma non tutti sono stati così magnanimi. Alcuni perché in difficoltà a causa del mutuo che pagano sulla casa data in affitto, altri perché non hanno dato particolare peso alla questione. Marta è fortunata e non le è stato ancora chiesto il canone di marzo e aprile, ma, come ci spiegano dall’agenzia, l'eventuale trattamento di favore per gli studenti cesserà a partire da maggio, in quanto con l’inizio della fase 2 gli studenti possono, volendo, ritornare nel proprio domicilio universitario, e quindi i proprietari sono meno inclini a concedere sconti.

Nessun intervento dell’Unical sulle tasse. Dal punto di vista del mondo accademico, invece, l’Unical ha agito in vari modi per far fronte alle difficoltà economiche dei propri studenti: ha assegnato il premio di laurea a tutti gli idonei, ha anticipato le quote delle borse di studio e ha concesso l’esonero della retta mensile agli studenti che scelgono di vivere nel campus pagando un canone per l’alloggio. Sicuramente lodevole, ma per tutti gli studenti e le studentesse come Marta? Cosa intende fare? Il problema non è secondario, perché se non si pagano le tasse universitarie non si possono dare esami, e se non si danno esami la propria carriera dentro l’università è bloccata. E tanti saluti al diritto allo studio. Le associazioni universitarie hanno chiesto l’intervento della Regione per finanziare il pagamento della terza rata delle tasse, ma l’Università? Dall’Unical ci hanno assicurato che l’ateneo “sta assumendo, nei limiti delle sue competenze, tutte le misure possibili per andare incontro agli studenti in difficoltà”. Ma a quanto pare per le tasse universitarie, che rischiano di bloccare il futuro degli studenti calabresi, nulla è stato fatto. Eppure, ci dice Giada, la sorella di Marta, per andare avanti sarebbe d’aiuto anche solo ”uno sconto del 20-30%”. Alle istituzioni non si sta chiedendo, in fondo, uno sforzo economico impensabile.

Il fondo stanziato dalla Regione. Il Consiglio e la Giunta regionale non hanno previsto nessun aiuto per il pagamento delle tasse universitarie. Nel frattempo, però, è stata approvata una determinazione per far fronte alla quota di affitto e alle bollette. È stato infatti istituito, pochi giorni fa, un fondo di 3 milioni di euro finalizzato a dare un supporto economico alle famiglie degli studenti calabresi fuori sede per aiutarli nel pagamento di bollette, affitti e abbonamenti vari di cui non hanno potuto usufruire a causa del blocco. Specificando che per "studenti fuori sede" si intendono sia i calabresi che studiano fuori Calabria, sia i calabresi che studiano in Calabria ma in un domicilio diverso dalla residenza. Resta solo da sperare che entri in funzione il prima possibile, dando una boccata d'ossigeno a tanti studenti universitari. Con la consapevolezza, però, che tanto ancora può e deve essere fatto.