tribunale-giustizia-processo-avvocato-giudice-big-beta-2-1.jpg
tribunale-giustizia-processo-avvocato-giudice-big-beta-2-1.jpg

Un territorio che parla attraverso minacce, armi e reti familiari: è in questo contesto che la pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha aperto la discussione del processo “Maestrale-Olimpo-Imperium”. Tutto parte dal Locale di Zungri, guidato da Giuseppe Antonio Accorinti, detto Peppone, per collegarsi alla ’ndrina di Cessaniti, tessendo la trama di potere e violenza che da anni caratterizza il Vibonese.

Frustaci ha descritto Accorinti come figura centrale, le cui connessioni con la cosca Mancuso e la gestione del narcotraffico emergono in più procedimenti penali. L’indagine del 2019 ha esplorato due filoni: la cosca Bonavita-Accorinti-Melluso di Briatico e Francesco Barbieri, fratello di Antonino e cognato di Accorinti, che ha ricoperto ruoli di vertice durante la detenzione del boss.

I figli Michelangelo, Giuseppe e Francesco Barbieri, insieme a soggetti come Domenico Cichello, confermano l’influenza del Locale da Briatico a Zambrone fino a Monte Poro. Secondo i collaboratori di giustizia, Francesco Barbieri, classe ’65, detiene caratura criminale e autorevolezza, rapportandosi persino con lo zio Luigi Mancuso e guidando la ’ndrina di Pannaconi.

Tra estorsioni alla Kerner, occupazioni di terreni e detenzione di armi, la pm ha ricostruito un territorio “firmato” da Peppone, dove il crimine si intreccia con legami familiari e controllo sociale. Oggi la requisitoria proseguirà con l’intervento del pm Irene Crea sul clan Accorinti di Briatico.