'Ndrangheta, carovana antiusura a Limbadi. Falvo: "Denunciare conviene sempre" (VIDEO)
"Stipuleremo questo protocollo per diffondere un messaggio di legalità e per diffondere nelle possibili vittime la conoscenza degli strumenti che lo Stato mette a favore delle vittime di questi fenomeni. È un momento fondamentale, decisivo e delicatissimo: è il momento in cui le organizzazioni, dopo i colpi inferti, potrebbero risollevarsi". Così il procuratore di Vibo Camillo Falvo a margine della tappa della carovana antiracket e antiusura nel Vibonese, precisamente a Limbadi. L'evento, avvenuto oggi pomeriggio, era finalizzato ad ascoltare i cittadini e le istituzioni e a siglare due importanti protocolli di intesa con la Procura e la Prefettura di Vibo.
"Siamo qui per stipulare un protocollo che ci porta a stringere un patto" ha spiegato don Marcello Cozzi, presidente della Fondazione nazionale antiusura “Interesse uomo”, sottolineando che "abbiamo bisogno di camminare insieme e stringere alleanze". Cosa prevede il protocollo? "Noi non chiediamo alla Procura informazioni che non ci possono dare, ma semplicemente che loro, e le forze dell'ordine, possano dire alle vittima dell'usura che esiste una realtà come la nostra che li può aiutare".
Un supporto esterno, un aiuto da parte di tutte le associazioni che fanno rete per contrastare la 'ndrangheta, fondamentale per riportare la legalità nel Vibonese: "Non è con la repressione che risolveremo il problema - ha infatti ricordato il procuratore Falvo - quella serve e dev'essere quanto più sollecita possibile, però è importante educare alla legalità". In poche parole: "Denunciare conviene sempre". Una delle ragioni di questa "convenienza" l'ha spiegata il prefetto di Vibo Roberta Lulli: "La libera concorrenza è un bene di tutti, il fenomeno monopolistico va ad appannaggio soltanto della criminalità organizzata. Colpito dall'usura o dal racket non è solo il singolo ma tutta la collettività: avere una libera concorrenza è un bene che appartiene a tutti e ne abbiamo benefici come collettività".
L'evento si è tenuto nei locali dell’Università della ricerca, della memoria e dell’impegno “Rossella Casini” a Limbadi non a caso, in una città che - ha evidenziato il sindaco Pantaleone Mercuri - "è sempre nominata per l'aspetto negativo, come paese di 'ndrangheta, ma io e tutta l'Amministrazione e il Consiglio comunale stiamo cercando di ribaltare quest'idea ormai consolidata". Ad aiutare in questo percorso di "rinascita" c'è anche la Chiesa, oggi presente nella veste del vescovo Attilio Nostro: "Un aiuto non deve mai mancare perchè le persone non si sentano sole, abbandonate, isolate, e non arrivino a ricorrere a persone che non vivono secondo legalità". C'è quindi una promessa di aiuto da parte della Chiesa? "Non c'è bisogno di promettere, è una realtà che è già presente". Anche se, per dovere di cronaca, ricordiamo che l'ex segretario del vescovo Luigi Renzo è sotto processo proprio per tentata estorsione (aggravata dalle modalità mafiose) per una vicenda - ancora da provare in giudizio - nata proprio dopo che un imprenditore si era rivolto alla Diocesi per ottenere aiuto.
"Lo scopo della carovana è intercettare quanto più possibile le vittime di racket o dell'usura. I postumi del Covid - afferma in conclusione don Marcello Cozzi - ci dicono che c'è grande richiesta di liquidità. Abbiamo tantissimi imprenditori e commercianti che non ce la fanno più". Ma come fermate concretamente questi reati? "Bisogna agire a monte: il vero problema è la mancanza di accesso al credito, bisogna chiedersi perchè abbiamo tante persone in difficoltà economica che non riescono ad accedere al credito ordinario, quello delle banche". Ma non solo: "L'altra arma fondamentale è la denuncia. È bene che le vittime se ne rendano conto: l'unico modo per uscire dalla spirale dell'usura è la denuncia".
