​La voce della dignità si è spenta, ma il suo eco continua a scuotere le coscienze di un intero territorio. È deceduto Gerlando Gioffrè, l’uomo di Pizzo che era diventato il simbolo della resistenza contro lo smantellamento dei servizi sanitari nel Vibonese. A dare la triste notizia è stato Il Quotidiano del Sud.
​Solo pochi mesi fa, il 27 novembre scorso, Gioffrè aveva compiuto un gesto di straordinario coraggio civile. Nonostante il fisico provato dalla malattia oncologica, aveva deciso di presentarsi alla Conferenza dei sindaci per denunciare il declino dell’ospedale di Tropea. La chiusura del reparto di Urologia, causata dalla cronica carenza di anestesisti, non era per lui solo un disservizio burocratico, ma una ferita profonda alla sua speranza di vita.
​Ogni anno, Gerlando si affidava alle cure dei medici di Tropea per delicati interventi alla vescica. Per lui, quel presidio non era solo un ospedale, ma il luogo della fiducia.
​«Non voglio viaggi della speranza, voglio curarmi dove sono stato sempre seguito. Voglio essere operato a Tropea, perché loro sono i miei medici».
​Le sue parole, rivolte con fermezza alle istituzioni e al vescovo Attilio Nostro, restano oggi come un testamento morale. Gioffrè rivendicava il diritto alla continuità assistenziale, rifiutando l’idea che un cittadino debba trasformarsi in un migrante della salute per ricevere cure che dovrebbero essere garantite sotto casa.
​La sua sofferenza era acuita dal paradosso di un sistema che obbliga chi è già fragile a spostarsi altrove, spezzando il legame umano e clinico con i propri medici curanti. Il suo intervento pubblico fu un atto di amore verso la propria terra e di denuncia verso una gestione sanitaria che sembra aver dimenticato il volto umano dei pazienti.