'Ndrangheta e politica, il pentito Dimasi accusa l'ex assessore Lainà: "Favoriva i clan"
Il nuovo collaboratore di giustizia di Laureana di Borrello imputato nell'inchiesta "Lex" parla dei presunti appalti truccati per favorire la cosca "Chindamo-Ferrentino"
di FRANCESCO ALTOMONTE
L'ex assessore del Comune di Laureana di Borrello Vincenzo Lainà è stato scarcerato ieri dalla Corte di Cassazione, qualche giorno dopo la prima udienza preliminare davanti al gup distrettuale di Reggio Calabria. Proprio in quella sede il pubblico ministero Giulia Pantano ha chiesto al giudice per l'udienza preliminare l'acquisizione dei verbali del nuovo collaboratore di giustizia Giuseppe Dimasi.
A processo Tra i 48 imputati finiti nell'inchiesta sulle cosche di Laureana di Borrello deominata "Lex", accusati di fare parte, a vario titolo, delle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”, ci sono Dimasi e Laianà. Quest'ultimo dopo la sentenza della Cassazione seguirà il processo a piede libero. E nel primo dei tre verbali che la procura ha depositato la scorsa settimana si trovano nero su bianco le accuse che il collaboratore di giustizia rivolge all'ex assessore.
Il "favoreggiatore" "Lainà Vincenzo è un "favoreggiatore" delle cosche - si legge nel verbale dell'11 luglio 2017 - Truccava le gare. Apriva prima le offerte e comunicava l'esito a Marco Ferrentino (considerato il boss della cosca Chindamo-Ferrentino ndr) e Tonino Degliglio (imprenditore in affari con Marco Ferrentino ndr) affinché potessero regolarsi di conseguenza. Altro stratagemma per agevolare le ditte mafiose erano gli affidamenti diretti. In pratica Lainà aveva dei fondi da spendere, "spacchettava" le commesse per fare affidamenti diretti. Ricordo che prima di aprire l'azienda a Voghera con Marco, questi satava chiudendo la ditta intestata al soggetto di nome Rocco, di cui era socio con Tonino Digiglio. Quando venivo in Calabria ho visto e sentito Lainà e Digiglio parlare di lavoro. Tonino diceva "trovami qualcosa, che ho quasi finiti col lavoro che facevo". Eravamo sul cantiere. Digiglio era stato incaricato di portare via i mucchi di spazzatura. Per altro il settore imprenditoriale è un settore che conosco e quindi coglievo tutti i dialoghi, anche quelli meno chiari. Questo fatto è accaduto tra l'anno 2013-2014.
I voti del clan per Enzo Ricordo nell'anno delle votazioni comunali - afferma Dimasi - Marco Ferrentino e Digiglio giravano "casa per casa" dicendo alle persone chi votare. Sicuramente sostenevano Lainà Vincenzo. Stessa cosa facevano nel comune di Serrata, Candidoni e Galatro. Rappresento che a Galatro criminalmente "dipende" da Laurena di Borrello. So che ci sono i Panetta come famiglia mafiosa, che però rispondono ai Chindamo-Ferrentino".
Accuse pesanti Le dichiarazioni di Dimasi, che descrivono l'ex assessore del Comune di Laureana di Borrello Vincenzo Lainà come un politico in mano ai clan, sono pesantissime. Accuse che, però, dovranno trovare riscontro nelle indagini della Dda di Reggio Calabria e durante il dibattimento. Accuse, comunque, che lasciano più di un sospetto sulle modalità di assegnazione dei lavori pubblici nel piccolo centro della Piana di Gioia Tauro.
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