Il killer della 'ndrangheta confessa: «Ho scatenato io la guerra» (NOME e FOTO)
L'uomo rompe il silenzio dopo la condanna: «Per il rapimento presi 30 milioni, ma non chiedo scusa. Mi credevano un agente del Mossad»
A cinquant'anni dal drammatico sequestro di Cristina Mazzotti, la diciottenne rapita a Eupilio nel 1975 e ritrovata senza vita in una discarica, torna a parlare uno dei protagonisti della cronaca nera milanese. Demetrio Latella, 72 anni, recentemente condannato all'ergastolo in primo grado per l'omicidio della giovane, si è confessato in un'intervista shock rilasciata al giornalista Klaus Davi, tracciando un ritratto brutale della propria carriera criminale.
Latella, che all'epoca dei fatti era un giovane operativo nella malavita lombarda, ha ammesso il coinvolgimento economico ma ha respinto le accuse di una pianificazione consapevole: «Ho preso 30 milioni, ma non sapevo chi stessero rapendo. Siamo stati ingannati, portati sul posto senza sapere nulla». Nonostante il peso della condanna, l'uomo non mostra segni di pentimento verso i familiari della vittima: «Non chiedo scusa. Se fossi stato al posto della famiglia Mazzotti, li avrei ammazzati tutti».

Le dichiarazioni di Latella si fanno ancora più cupe quando il discorso scivola sulla sua lunga scia di sangue nella Milano degli anni d'oro della mala. «Mi addebitano moltissimi crimini, dicono che ogni omicidio fosse mio. La verità? Ne ho ammazzati tanti, ma mi dispiace siano stati sempre troppo pochi», afferma gelidamente, aggiungendo di aver scatenato personalmente la guerra di mafia che insanguinò il capoluogo lombardo nel 1990.
Nonostante le proposte ricevute in passato dalla magistratura per collaborare in cambio della libertà, Latella ha sempre opposto un netto rifiuto: «Mi proposero di testimoniare per sparire, ma non ho accettato». Un uomo "di ghiaccio", che nell'ambiente criminale godeva di una fama quasi leggendaria, tanto che i boss siciliani del clan dei Cursoti lo paragonavano a un agente del Mossad per la sua freddezza e precisione operativa.
Oltre al passato, Latella commenta il presente, scagliandosi contro la riforma della separazione delle carriere: «È tutto un trucco del Governo per mettere sotto scacco i magistrati». Pur dichiarandosi apolitico e intenzionato a non votare, si dice fermamente contrario alla riforma, definendo "nauseante" l'attuale scenario pubblico. Intanto, i suoi legali preparano il ricorso in Appello contro la condanna per il sequestro Mazzotti, l'unico episodio che, a suo dire, gli provoca ancora un vago senso di malessere.
